Consiglio comunale del 1 dicembre 2009

Martedì 1 dicembre 2009, preceduto da una singolare introduzione del Presidente del Consiglio, Arch. Bersani, il Consiglio Comunale ha discusso di una mozione presentata dalla Lega Nord a proposito di crocefissi nelle aule scolastiche.
La mozione chiedeva a Sindaco e Giunta di sollecitare le autorità scolastiche per assicurare la presenza del crocefisso in ogni aula, a rimetterle se fossero state rimosse, a sollecitare nelle aule una riflessione su questi valori  “insiti nella nostra storia e nella nostra tradizione”.
La mozione è stata illustrata dalla consigliera Molteni, una signora gentile e pacata, che ha molto insistito sul fatto di aver raccolto le firme di diversi cesanesi a sostegno della mozione stessa, ha anche insistito sull’idea della Croce come simbolo della “nostra religione, nostra tradizione, nostra cultura”.
Si è quindi acceso un dibattito in cui, una volta tanto, è stato possibile apprezzare una differenza di fondo sul piano culturale, tra il centro sinistra ed il centro destra. Mentre i consiglieri di destra ribadivano le posizioni espresse dalla Lega, quelli del centro sinistra respingevano con grande fermezza questa impostazione. Nel centro sinistra cesanese sono emerse due anime: quella cattolica rappresentata dalla consigliera Robbiati e dall’assessore Bianco che respingono la proposta per la sua evidente strumentalità, pur essendo d’accordo con il ricorso che il Governo ha intenzione di presentare alla Corte Europea e con l’affissione della Croce nelle scuole, ed un anima laica rappresentata dai consiglieri Ursino, Capuano, Addonisio e la giovane Rubichi. Quest’anima è stata ben illustrata dagli interventi dell’assessore allo sport Francesco Petti e del capogruppo PD Simone Negri. Petti ha sottolineato come queste posizioni della Lega siano strumentalmente volte a “mettere in campo la paura” tra i cittadini per non affrontare i problemi veri. “il culto” ha proseguito Petti “si svolge in Chiesa, o in Moschea. Ma le istituzioni sono di tutti. Si brandisce il Crocifisso e si mostrano i muscoli con gli altri invece che aprirsi e dialogare” ha concluso Petti.
Anche la vice sindaco Di Giuseppe, forte della sua esperienza professionale di 40 anni d’insegnamento nelle scuole pubbliche, ha voluto ricordare come i bambini nelle classi non siano affatto intolleranti tra di loro. L’intolleranza viene semmai introdotta dal mondo degli adulti.
Simone Negri, in un lungo ed appassionato intervento, molestato da inopportune e immotivate  sollecitazioni a concludere da parte del  Presidente del Consiglio, ha svolto innanzi tutto un’analisi del proponente: “La lega ha una matrice culturale lontana dal cristianesimo. Come non ricordare i riti pagani delle ampolle d’acqua prelevati alle sorgenti del Po e riversati in mare a Venezia? E tutte le affermazioni di Bossi contro i vescovoni di Roma?… La proposta non è accoglibile in quanto non di competenza dell’Autorità comunale. Inoltre la Corte Europea ha condannato l’Italia al pagamento di una sanzione di 5.000 euro alla famiglia ricorrente. Perchè discutere di questo quando in Italia il numero dei disoccupati ha superato i 2 milioni di persone? Forse si vuole spostare l’attenzione su altri problemi per impedire alla gente di interrogarsi sulla promesse mancate  della Lega? Che fine ha fatto, per esempio, Malpensa? “ si è chiesto Negri.  .
Unica voce dissonante nel centro sinistra, quella del consigliere dell’Italia dei Valori Franco Vantaggiato, il quale ha sposato in pieno la proposta e le argomentazioni della Lega, facendo sorgere tra i presenti più di un dubbio sull’esattezza della sua personale collocazione politica. Ricordiamo infatti che la discussione, sebbene occasionata da una mozione strumentale, occupava il piano dei valori e dell’ideologia, marcando fortemente la differenza tra chi sostiene la necessità della tolleranza, del rispetto delle convinzioni altrui e chi invece pretenderebbe, nemmeno tanto surrettiziamente, di imporre i propri valori a tutti. Significativo in questo senso anche la scelta delle parole usate dalla consigliera della Lega, la quale ha più volte ripetuto: “i nostri valori, le nostre tradizioni, la nostra cultura, i nostri bambini”. E’ chiaro che se si usa la parola nostro il pensiero corre veloce all’idea che ci sia un loro in contrapposizione. Ed è su questa indefinita contrapposizione che la Lega tenta da tempo, purtroppo anche riuscendoci, di seminare paure e tensioni, e anche di creare delle false identità (chi sarebbero poi questi noi di cui parlano? Noi italiani? Noi padani? Noi cattolici? …) che si devono contrapporre agli altri, anche questi non meglio specificati. Se si parla di Croce viene da pensare che gli altri siano i musulmani, ma potrebbero ben essere anche dei “padanissimi” non credenti (come chi scrive). A volte gli “altri” della Lega sono magari i rumeni, o gli zingari, e in questo caso l’uso della Croce per aizzare la polemica è inultile, essendo i rumeni cristiani ortodossi e molti Rom cattolici.
A conclusione vogliamo riportare le parole di un sacerdote di Catania, don Salvatore Resca, il quale scrive:
Il Crocefisso è il simbolo della fede. Non è un simbolo culturale o il collante di identità etniche. Ridurlo a questo vuol dire depauperarlo, svuoltarlo di significato; ed è quello che è esattamente avvenuto: abbiamo aule scolastiche e aule di tribunali piene di crecefissi e vuote di cristiani, veri e autentici…”
Il Consiglio Comunale, fortunatamente, ha respinto la mozione.
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