Consiglio comunale del 16 febbraio 2010, II versione

Chi avesse voluto farsi una cattiva opinione del livello della discussione politica a Cesano Boscone o trovare conferma ad un opinione già pessima, avrebbe dovuto assistere al Consiglio Comunale di martedì 16 febbraio 2010.
Problemi esposti in modo raffazzonato e poco comprensibile, consiglieri che discutono sull’opportunità di decisioni prese 10 anni fa, esposizione poco chiara sino all’incomprensibilità dei problemi in discussione. Insomma: il solito consiglio comunale cesanese.
Ma andiamo con ordine: il punto davvero importante in discussione era una delibera con cui si accoglie la richiesta della SCC (Società Servizi Cimiteriali di Cesano Boscone) di ottenere una proropoga di 10 anni alla concessione dei servizi cimiteriali, concessione già attiva e di durata trentennale. In sostanza la scadenza del rapporto di concessione è stata prorogata dal 2033 al 2043.
Ma cosa c’è dietro questa richiesta?
Nel 2001, Sindaca Bruna Brembilla e vice sindaca Vincenzo D’Avanzo, il consiglio comunale deliberò l’accensione di un contratto di Project Financing. Con questo contratto un soggetto privato, la CMB Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi (una cooperativa rossa, come ha dichiarato Raimondo della PdL) la Banca Agricola Mantovana (Gruppo MPS) davano vita alla SCC. Lo scopo era quello di rilevare la gestione del vecchio cimitero, incassandone da subito i relativi introiti, e di costruirne uno nuovo da gestire per 30 anni, allo scadere dei quali l’opera sarebbe rientrata in possesso del Comune di Cesano.
Ovviamente, quando un privato interviene in un opera di pubblica utilità, è previsto anche che l’operazione produca degli utili economici (il 6,5% sul capitale investito). Se l’utile non ci fosse, il privato ha, contrattualmente, il diritto di recedere. Questo è appunto il nostro caso, la SCC ha dichiarato di avere chiuso i bilanci in rosso negli anni: 2004-2005-2006-2008. Solo nel 2007 ha dichiarato un utile, mentre le previsioni per il 2009 sono di un nuovo disavanzo. La SCC quindi, come suo diritto, ha prennunciato l’intenzione di recedere dal Project Financing.
A questo punto si aprono due possibilità:
1) la SCC recede dal contratto, il Comune riprende pieno possesso dei cimiteri e rifonde la SCC delle spese sin qui sostenute. Il valore della SCC è stimato, al 1 gennaio 2009, in euro 967.000. A questi occorre aggiungere i mutui sottoscritti da SCC per costruire il nuovo cimitero e che verrebbero presi in carico dal Comune. Il tutto porterebbe il costo dell’operazione a carico del comune ad un totale di 3.200.000 di euro, come affermato dall’assessore Francica.
Va altresì aggiunto, ma questo lo diciamo noi, che il mutuo verrebbe pagato con ratei annuali e che nel frattempo in cassa comincerebbero ad arrivare anche i ricavi della gestione dei cimiteri.
2) Il Comune, come previsto dal contratto, ripiana i debiti sin qui accumulati, e stimati in 720.000 euro e tutto procede come prima.
A queste due ipotesi in campo il Sindaco ne ha voluto aggiungere un’altra:
3) il Comune entra nella proprietà della SCC acquistando il 40% dell quote e diventandone socio di minoranza. Questa operazione costerebbe 720.000 euro di debiti accumulati e un mancato ricavo pari a 848.600 per la rinuncia da parte del Comune a 12 anni di canoni che SCC deve pagare al comune di Cesano (61.550 per il 2010 e 71.550 annui dal 2011 al 2021). Inoltre SCC vuole la possibilità di poter edificare 30 nuove tombe di famiglia (stimando che ciascuna di essa produca un utile di 25.000 euro) e una proroga di 10 anni nella concessione, che è appunto l’oggetto della delibera in discussione.
Tutte queste cose, che cerchiamo di esporre in modo chiaro, noi le abbiamo capite leggendo una perizia sul valore del capitale economico della SCC, redatta dal Dott. Giovanni Turola di Milano. Perizia commissionata dalla Progetto Cesano srl, la società patrimoniale del comune di Cesano.
Fortunatamente qualcuno ci aveva recapitato una copia della perizia, altrimenti non avremmo potuto capire letteralmente nulla di quanto stava succedendo e di cosa si discuteva veramente in consiglio comunale.
Occorre aggiungere che la lettura della perizia induce a ritenere che l’ipotesi prospettata dal Sindaco, e poi approvata dalla sola maggioranza (e nemmeno a ranghi completi), verrebbe sconsigliata. Non si capisce infatti quale possa essere il vantaggio da parte del Comune nel mettere i propri soldi, presenti e futuri, in una società che ha già dimostrato di non produrre utili.
Il Comune si troverebbe nella situazione di dover ripianare eventuali future perdite due volte: prima come socio di minoranza e poi perchè continunando ad esistere il diritto di recesso da parte della SCC, nulla le vieterebbe di sottrarsi nuovamente al ripianamento dei conti che spetterebbe dunque ancora una volta al Comune.
Nè sono serviti i chiarimenti offerti dal Sindaco che, anche questa come tante altre volte, è intervenuto con tono di grande sufficienza ma senza aggiungere nessun convincente chiarimento.

 

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