Cosa sta succedendo in Spagna ?

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15-M, il movimento irrompe nelle elezioni
Sono passati cinque giorni dalla convocazione di quella prima manifestazione nella madrilena Puerta del Sol, quel 15 maggio che nella sua sigla 15-M ha dato il nome a tutto il movimento, e la Spanish revolution non solo non dà segni di cedimento, ma anzi si consolida. Di certo resterà in piazza fino a domenica, con l’autorizzazione o senza della Junta Electoral Central che si riuniva nella serata di ieri per deliberare in maniera definitiva sulla possibilità di mantenere il sit-in quando in Spagna, a quarantott’ore dal voto, si sospende qualsiasi attività politica: domenica sarà il giorno delle amministrative.
Lo sgombero violento per mano della polizia di lunedì notte e la proibizione della manifestazione da parte della Junta Electoral Provincial di Madrid, (perché potenzialmente «può alterare il voto»), non solo non hanno dissuaso i manifestanti, ma li hanno spinti a prendersi la piazza, pacificamente, ancora più numerosi. Ora inoltre non si vedono solo giovani precari e mileuristas, ma anche pensionati, lavoratori di tutte le età, immigrati. Né tantomeno ha potuto nulla la pioggia che in questi giorni è caduta abbondante, tanto nella capitale come in altre città del paese.
Quello che sorprende è la capacità di funzionamento della República del Sol. Nella piazza si è passati dai 20 accampati della prima notte, a migliaia di persone. Si sono stesi dei teloni per proteggersi dalla pioggia e dal sole. È stata allestita una zona di divani per permettere il riposo, a turni alterni, così come a turni alterni ci si organizza per tornare a casa e non lasciare «sguarnito» il presidio, come si fosse nella piazza Tahrir del Cairo. Si creano performance di strada, mentre dei volontari si prendono cura di tutti gli aspetti della vita quotidiana, mangiare, bere, i servizi. La «commissione di alimentazione» rifiuta donazioni in danaro, ma non in pane e prosciutto. Un’azienda ha donato quattro bagni chimici. E poi si organizza l’attività politica: assemblee, riunioni, comunicati stampa per parlare con una voce sola ai media.
Li chiamano indignados. Indignati per un sistema politico che non li rappresenta, una democrazia «bloccata», coi due partiti di maggioranza che, grazie a una particolare legge elettorale, la fanno da padroni. Uno dei portavoce di Acampada Sol, Óscar Rivas, ha affermato giovedì che non esclude la posibilità che questo movimento possa costituirsi in futuro como una forza politica per presentare un’alternativa «al bipartitismo attuale». Indignati perché «in questo paese si permette l’accampamento per vedere il cantante Justin Bieber e non per difendere i tuoi diritti». Indignati e stanchi di votare e consegnare poi un assegno in bianco per quattro anni a dei partiti che riconoscono tutti ugualmente sottomessi ai grandi poteri economici. Il muro dietro il chilometro zero (la pietra da dove si misurano tutte le strade che partono da Madrid) della piazza, raccoglie i loro messaggi: «Non è la crisi, è il sistema»; «Salario minimo concordato: e perché non il salario massimo?»; «Che sopravvivano i politici con mille euro e il cibo della mamma»; «Non li votare». Ma anche inviti a mobilitarsi: «La tua tele ti guarda e si annoia»; «Leggi, pensa, agisci». Ma non ci si limita ai soli slogan: si preparano proposte molto concrete di legge, come impedire a politici con processi a carico di presentarsi alle elezioni, o proporre un referendum di tipo «islandese» per impedire che lo Stato paghi i debiti delle banche.
E i partiti, messi sotto accusa a due giorni dalle elezioni, si sono visti investiti improvvisamente da quest’onda d’urto che rischia di travolgerli, ma che non possono ignorare. Dai socialisti del Psoe si sprecano le dichiarazioni di appoggio al movimento, e non si perde occasione per riconoscerne le richieste e le motivazioni, rivendicando però il valore del voto. Zapatero ha affermato che «bisogna ascoltare ed essere sensibili» alle critiche, cercando di far avvertire il Psoe come vicino a queste problematiche, e canalizzando il malcontento verso «l’anarco-liberale» Partido popular, nella speranza che in fondo qualcuno si decida a votare. Il Pp, da parte sua, cerca di strumentalizzare la protesta contro il Governo. Così il segretario Rajoy si accredita: «Quando governava il Pp non c’erano indignados». Ma la destra del partito, capitanata dalla presidenta de la Comunidad de Madrid, Esperanza Aguirre, non gradisce un movimento paragonato, soprattutto dalla stampa estera, alle rivoluzioni che hanno scosso il mondo arabo, con la Spagna a fare la Tunisia d’Europa, «mentre qui non c’è nessun Ben Alì». Anche Izquierda Unida guarda con interesse al movimento, anche se assicura di non voler capitalizzarlo politicamente.
Nel paese intanto si infiamma il dibattitito sul futuro del 15-M e sulla sua capacità di resistenza. Durerà almeno fino alle prossime elezioni politiche della primavera 2012? Quel che è certo, è la volontà di rimanere accampati almeno fino a domenica, e di manifestare domani, alla vigilia del voto, nonostante ci sia bisogno di dieci giorni utili di avviso preventivo e sfidando il divieto della Junta Electoral Central, che proibisce ogni atto politico nei giorni precedenti a un voto. Il parere definitivo della Junta Central si era fatto necessario quando le Giunte locali in alcune città lo avevano permesso, e in altre, no. Perché se è vero che a Madrid il movimento ha il suo cuore pulsante, è altrettanto vero che le iniziative si susseguono nei quattro angoli della Spagna, da La Coruña a Barcellona, da Bilbao a Siviglia. Anzi, il movimento sembra pronto a saltare i confini nazionali: sono previste concentrazioni a Roma, Milano, Torino, Londra, Berlino, Parigi, Città del Messico…
 
 
 
 
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