Partito unico a sinistra La tentazione di Pd e Sel

tratto da: http://www.radicali.it/rassegna-stampa/partito-unico-sinistra-tentazione-di-pd-sel
 
 
Articolo di Maria Teresa Meli pubblicato su Corriere della Sera, il 23/05/11
 
Un unico grande partito del centrosinistra che metta insieme il Pd, la Sel e un pezzo dell’Italia dei Valori e che sia aperto anche ai radicali? Sembra un’ipotesi di difficile realizzazione, eppure non è così. E l’esito delle amministrative dà un’ulteriore spinta a questa prospettiva. Certo, ci vorrà ancora tempo e i passaggi politici sono complessi e insidiosi, ma dietro le quinte sia nel Partito democratico che nel movimento di Vendola che in quello di Di Pietro c’è chi lavora in questa direzione.
Tutto è cominciato un po’ più di un anno fa nel corso di alcuni colloqui tra Goffredo Bettini (l’inventore, insieme a Veltroni, del Pd) e Fausto Bertinotti. L’esponente del Partito democratico l’ha esposta all’ex leader di Rifondazione, trovando in lui un interlocutore attento. Ne ha poi parlato con Leoluca Orlando, che si è mostrato interessato. Il compito più arduo, però, era riuscire a smuovere le acque nel Pd. Anche a questo scopo Bettini si è messo a scrivere un libro (che uscirà a fine giugno per Marsilio) e ne ha distribuito le bozze ai maggiorenti del partito. Da una settimana quello scritto è sulle scrivanie di D’Alema e Veltroni. E nel frattempo qualcosa si è mosso. Alcuni dalemiani si sono ritrovati sulla stessa lunghezza d’onda: Nicola Latorre, per esempio. E anche tra i veltroniani l’idea ha cominciato a circolare. Ma quel che più conta è che questa ipotesi si è fatta strada tra le nuove generazioni del Pd. Nicola Zingaretti (da molti indicato come possibile candidato sindaco di Roma e da altrettanti sponsorizzato come futuro leader del centrosinistra) è uno di quei «quarantenni» che si è detto d’accordo con un simile progetto.
Ancora nessuno ne parla ufficialmente, per timore di rovinare tutto accelerando i tempi, ma nei conversari tra gli esponenti del centrosinistra questa prospettiva è ben presente. Bertinotti, avendo scelto di non stare più in prima fila, può invece consentirsi il lusso di parlarne: «Bisogna pensare a un’operazione costituente che costruisca un nuovo grande soggetto politico che trovi il suo approdo nel socialismo europeo». E anche Bettini, che ha lasciato ogni incarico di partito, gode della stessa libertà. Tanto da arrivare a ipotizzare tutte le tappe di questa operazione. E, tornato in Italia dal suo «rifugio» thailandese, ne ha discusso con più di un esponente di spicco del centrosinistra: «Non possiamo pensare di fare un grande Pd, perché suonerebbe come un’annessione. Perciò dobbiamo superare le attuali articolazioni dei partiti e costruire un unico grande campo, un campo largo in cui ci potremo ritrovare tutti. Gli indirizzi e le scelte importanti verranno decisi dagli iscritti: saranno loro, con il voto su temi come la politica internazionale, il nucleare o il testamento biologico, a costruire la linea del partito». Insomma, le primarie di programma tanto care a Bertinotti e Vendola.
E a proposito di Vendola: finora non si è sbilanciato, perché la componente ex ds del suo movimento è contraria. Ma un passo avanti lo ha fatto: quello di ipotizzare un gruppo parlamentare unico del centrosinistra nella prossima legislatura. Cosa che va bene anche a Bersani, il. quale, però, non è d’accordo con il resto dell’operazione. E problemi ha anche la componente ex ppi che non si sentirebbe rappresentata in una formazione del genere: corre voce, benché lui smentisca, che Beppe Fioroni abbia in mente di creare una sorta di Margherita bis, con l’aiuto e l’avallo del segretario della Cisl Raffaele Bonanni.
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Una risposta a Partito unico a sinistra La tentazione di Pd e Sel

  1. Giuseppe Gallo ha detto:

    Me lo auguro. L’unico motivo per cui, per quanto mi riguarda, vale ancora la pena di darsi da fare è proprio ricompattare le varie forze legate al movimento socialista.

    Certo, l’operazione è difficile, ma va tentata. E richiede anche un lavoro di approfondimento culturale, a partire da una seria riconsiderazione del nostro passato. Non l’abbiamo ancora fatto. Anzi, abbiamo buttato il bambino con l’acqua sporca (tutti: ex socialisti ed ex comunisti). Ed è stato un errore. Nonostante i tanti errori compiuti, nel nostro passato c’è tanto di vivo. Ed è necessario avere un passato, una storia. Senza una storia si alberga nella morte. Se le radici non affondano nella storia, non si può neanche cogliere il nuovo che affiora all’orizzonte. Anzi, si scambia per nuovo ciò che invece appartiene alla moda o, peggio, all’irrazionalità, agli istinti animali, alla follia.

    E’ chiaro poi che quell’opera di riavvicinamento non può guidarla Bettini, che è e rimane un mediocre. Ma da lunedì – che lo vogliamo o no – si apre l’epoca delle grandi decisioni. E sarà necessario molto coraggio. Direi meglio: saremo costretti ad avere coraggio. Sarà inevitabile avere coraggio.

    Né mi preoccuperei troppo delle resistenze interne a una sigla o all’altra. La fine del berlusconismo è destinata a rimettere in movimento l’intero sistema dei partiti. Ci saranno spostamenti in massa da una parte e dall’altra, a destra, al centro, a sinistra. Non mi scandalizzo. Dopo ogni terremoto, è normale che alcuni decidano di traslocare e altri di restare.

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