Bossi: “Prima salvare i poveracci agli enti locali penseremo dopo”

tratto da: http://www.repubblica.it/politica/2011/08/15/news/bossi_15_agosto-20480491/?ref=HRER3-1

In un comizio a Ponte di Legno, il leader della Lega replica a chi, come Maroni, chiede di azzerare i tagli ai Comuni. Promette “una grande sorpresa, il Tfr in busta paga”. “C’è anche gente nostra che ragiona come i terroni. L’assistenzialismo non va bene né al Nord né al Sud”

Bossi: "Prima salvare i poveracci agli enti locali penseremo dopo"Bossi durante il comizio a Ponte di Legno

PONTE DI LEGNO (Brescia) – Umberto Bossi difende l’impianto della manovra, di fronte alle richieste di modifica e alle critiche 1 che arrivano anche dalla maggioranza e dalle file della Lega. E dà lo stop a chi, come il ministro dell’Interno Roberto Maroni, chiede di azzerare o almeno ridurre i tagli ai Comuni. Nella scelta tra tutelare le pensioni e gli enti locali, “ho avuto qualche problema di coscienza: salvi i poveracci che non riescono a mangiare o i Comuni che se la cavano? – afferma il leader del Carroccio durante il comizio di Ferragosto a Ponte di Legno – Dobbiamo salvare gli enti locali, ma non a costo di affamare i poveracci, perché l’economia si sviluppa dal basso. Non avevo alternativa e mi sento la coscienza a posto, agli enti locali ci penseremo dopo”. Nel frattempo, il ministro delle Riforme promette “una grande sorpresa tra poco, il Tfr in busta paga che permetterà anche di raddoppiare gli stipendi, l’ha pensato Tremonti”.

Bossi non ha dubbi sulla necessità dei tagli. La crisi che ha colpito il Paese “è stato un segnale inequivocabile: è arrivata la fine dell’Italia, questa è la verità”. Ricorda che “se Tremonti non vende i titoli di Stato non riesce a pagare pensioni e sanità” e trae le sue conclusioni: “Siamo al dunque, bisognava fare un po’ di tagli altrimenti l’Europa stavolta ci uccideva. Nessuno voleva fare i tagli e per noi è stato meglio scegliere a favore dei poveri, che possono andare avanti nella battaglia per l’obiettivo finale: la Padania libera. Noi non ce la facciamo più”.

In prima fila tra coloro che chiedono di eliminare i tagli agli anti locali c’è il leghista Maroni. E Bossi è d’accordo con lui, in linea teorica, “ma non al punto di attirare le ire della Bce, che ci deve comprare ancora i titoli di Stato”. E non bisogna dimenticare, continua il leader della Lega, che per gli enti locali “è stato anticipato il federalismo fiscale”.

“C’è anche gente nostra che ragiona come i terroni – prosegue Bossi con il linguaggio che gli è più congeniale – che pensano che lo Stato debba dare qualcosa. Ma lo Stato non ci deve dare niente, è sufficiente che ci dia la libertà e poi ce la facciamo con le nostre capacità”. Una replica chiara e netta a quanti nel Carroccio hanno criticato la manovra. “L’assistenzialismo è una rovina sempre, non va bene né al Nord né al Sud”.

Durante il comizio, il Senatur rivendica più volte alla Lega il merito di “aver salvato le pensioni”. “Abbiamo litigato tutto il giorno e per poco non passiamo alle vie di fatto”, dice riferendosi in particolare a una telefonata arrivata in Consiglio dei ministri a Renato Brunetta da parte di Bankitalia. “A Brunetta – continua – ho detto ‘nano di Venezia, non rompere i coglioni'”. “A un certo punto ho pensato di non farcela”, ammette dicendosi poi soddisfatto del risultato. In futuro c’è comunque da aspettarsi un nuovo round in materia: “Non mi faccio illusioni, Bankitalia, Bce ci chiederanno ancora di tagliare le pensioni e dovremo litigare sempre, ma la Lega non molla”. Banca centrale europea alla quale comunque il leader del Carroccio dà atto di essere “fondamentale, perché ci ha dato una mano comprando i nostri titoli di Stato”.

Al termine del comizio, Bossi evoca ancora una volta la Padania: “Il Paese sta cambiando anche se troppo tardi per evitare l’arrivo della Padania, è quella che ci salva”, dice riferendosi a quanto è accaduto all’economia e alla finanza. Ribadisce che l’adozione dell’euro è stata un errore, in quanto “moneta forte per uno Stato debole”. “Con una moneta forte – conclude – penso che forse la Padania ce la può fare, ma non il Sud. La Padania sarebbe la soluzione migliore, se ci fosse non ci sarebbe il problema”

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