Le Borse scendono? e chi se ne frega ! Quando salgono mica ci chiamano per condividere i guadagni . . .

Non credo ci sia una sola scelta contenuta nelle due manovre finanziarie di luglio e agosto che sia condivisibile. A fronte di una situazione economico-finanziaria sempre più pesante il Governo Berlusconi ha scelto la strada più semplice: far pagare il conto della crisi al lavoro dipendente ed ai pensionati. Al di là delle chiacchere sui “contributi di solidarietà” ed ai tentativi di depistare l’attenzione dell’opinione pubblica agitando lo scandalo dei calciatori che non vogliono pagare, il senso vero delle scelte di Berlusconi e Tremonti è questo: la crisi la si supera abbattendo lo Stato Sociale nelle sue varie articolazioni. Quindi, ancora una volta, si dà addosso ai lavoratori pubblici, agli Enti Locali, ai lavoratori dipendenti. Poi si finge di voler colpire anche “quelli che stanno meglio” e si  inventa un “contributo di solidarietà”. Singolare che proprio su questa misura, che colpirebbe il ceto medio, tutti i partiti parlamentari (o quasi) si straccino le vesti e protestino, sul consueto attacco al lavoro, o meglio ai lavoratori, tutti zitti!
Tagliare in modo draconiano i trasferimenti agli Enti Locali è un modo molto consistente per mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Perchè le regioni ed i comuni che avranno meno entrate finanziarie in bilancio, dovranno chiudere dei servizi oppure tassare i cittadini. E non stiamo parlando di feste patronali o fuochi d’artificio, stiamo parlando di asili nido, refezioni scolastiche, trasporti pubblici …… Certo, spesso questi soldi sono stati mal spesi da amministratori incapaci, ma quello di Tremonti è un taglio indiscriminato, un puro esercizio contabile.
Oltretutto, si è colta la palla al balzo per raggiungere alcuni obiettivi che il Governo sapeva di non poter cogliere altrimenti. Mi riferisco all’aggiramento dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, quello che impedisce alle aziende che hanno più di 15 dipendenti di licenziare senza una giusta causa un lavoratore. Che c’entra questo discorso con la necessità di pareggiare il bilancio pubblico? Nulla! Ma quando mai capiterà l’occasione di un Decreto in agosto, quindi con le fabbriche chiuse, in una situazione di emergenza?  Il  Ministro Sacconi si è inventato il modo di aggirare l’art.18 con una norma che permettarà di stipulare accordi azienda per azienda: potrà essere riconosciuta la possibilità, per l’imprenditore, di licenziare chiunque voglia, anche in assenza di una giusta causa. Si possono dire tante cose su questo punto, ma mi limito ad una considerazione: che razza di imprenditore è quello che ha la necessità vitale di poter licenziare a proprio piacimento? Che razza di impresa è quella? E’ questo ciò di cui a bisogno la settima potenza mondiale per risollevare la propria economia?
Ma andiamo oltre.
Pensioni. Qui la mazzata più grossa viene data alle donne, la cui età di pensionamento viene portata a 65 anni nel 2015 anzichè nel 2020. Si tratta di una misura equa, di eguaglianza tra i sessi?  Lo sarebbe se non fosse che in Italia il peso del lavoro domestico è ancora quasi tutto sulle spalle delle donne, come pure quello per le cure dei bambini e degli anziani. Certo, se venisse rafforzato lo stato sociale, con più asili, case di riposo eccetera….. ma come abbiamo visto prima, i trasferimenti verranno tagliati. Quindi i conti (sociali) non tornano…..
Poi si pensava di intervenire sulle pensioni di anzianità, ovvero sui lavoratori che possono andare in pensione per aver lavorato 37, 38 o 30 anni. Ma si pensava anche di colpire la possibilità di uscire dalla vita lavorativa dopo  40 anni di contributi (che in realtà sono già oggi 41 anni e mesi, per via delle varie finestre introdotte le volte precedenti). Gli interessati sono quei lavoratori che hanno iniziato a lavorare molto giovani, dai 14, 15 anni in poi. Questi si troverebbero nella situazione di avere, per esempio, 57 anni di età e 40 anni di contributi, quindi potrebbero andare in pensione. C’è chi, Confindustria,  Sole 24 Ore e Corriere della Sera tra i primi, trova che questa possibilità vada tolta: elevando il periodo di lavoro richiesto oltre i 40 anni (più 1 di finestra) o abbassando i rendimenti della pensione. Consideriamo che chi ha cominciato a lavorare giovanissimo, generalmente ha svolto mansioni di basso livello e quindi non molto remunerate.
Ma qui è intervenuto Umberto Bossi, il quale, fatti due conti, ha scoperto che questa categoria di lavoratori esiste  solo nel Nord Italia, e che non era il caso per la Lega di metterseli contro .
Ecco il famoso NO di Bossi che tanto dispiacere, pare, abbia dato a molti. Compresi alcuni deputati del PD, vedi Follini e Morando per esempio, più che disponibili ad aumentare l’età pensionabile.
I paradossi della politica italiana, apparentemente.
Resta il fatto che, se chi spera nella pensione di anzianità a breve non è stato penalizzato, deve ringraziare Umberto Bossi non certo il PD.
Ad un certo punto era balenata l’ipotesi di un effetto combinato di queste due azioni: annullamento dell’art.18 e aumento dell’età pensionabile.
Non è difficile immaginare cosa può succedere in un caso simile. Le aziende spesso non vedono l’ora di “sbarazzarsi” dei lavoratori anziani, e per anziani spesso non si intende solo chi abbia più di 50 anni anagrafici. Quindi: ultracinquantenni che possono essere liberamente licenziati, anche senza una giusta causa (ricordiamolo) mentre la loro età pensionabile è arrivata a 65 anni?
Semplicemente terrificante…..
Nell’insieme queste manovre non sono altro che MACELLERIA SOCIALE.
Si scaricano i costi della crisi sui ceti più deboli e meno rappresentati politicamente. Non viene minimamente toccata l’evasione fiscale, che in Italia ha dei livelli record, non vengono toccati i patrimoni . Basterebbe colpire gli evasori ed i ricchi per risanare qualsiasi disavanzo di bilancio.
Mai come nella manovra di agosto si è avvertita la mancanza sulla scena politica di un partito che rappresenti i lavoratori dipendenti tutti, pubblici e privati. Questo non è e non potrà mai essere il PD che punta decisamente (e finora infruttuosamente) alla rappresentanza dei ceti medi e alti. Manca un partito come è stato a lungo il Partito Comunista Italiano.
Speriamo che non manchino invece le lotte per impedire che questa manovra venga approvata.

Matt 1.

19 agosto 2011

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