Sul Governo del Prof. Mario Monti.

In Italia solo Mussolini ha saputo fare peggio di Berlusconi.
Quando il Cav. Benito lasciò il potere l’Italia era ridotta, letteralmente, ad un cumulo di macerie, distrutta dalla guerra scatenata per seguire l’alleato nazista.
Fortunatamente il Cav. Silvio non lascia rovine di questo tipo. Ma il disastro economico, sociale, culturale prodotto peserà ancora a lungo sul destino degli italiani.
Incredibilmente, a mio parere, c’è ancora un 25 % di italiani che si dichiarano disposti a votarlo. Questo almeno dicono i sondaggi. Del resto, in Italia ancora oggi ci sono i noltalgici del fascismo, come potremmo risparmiarci i nostalgici del berlusconismo?
Tra le rovine lasciate dai governi Berlusconi c’è anche la nostra credibilità internazionale. Non che l’Italia ne abbia mai avuta una di particolare pregio: in fondo non siamo mai stati considerati granchè; ma grazie a Berlusconi essere italiani in Europa e nel mondo è diventato davvero imbarazzante.
Si capisce quindi il grande entusiasmo e la grande gioia provata da una parte della popolazione italiana alla notizia delle dimissioni di Berlusconi. Emozione e gioia del tutto condivisibili, ma che purtroppo devono essere moderate da alcuni ragionamenti.
1)                              se Berlusconi è riuscito a tenere il  centro della scena politica italiana per 18 anni significa che c’è una parte consistente della società italiana che si è riconosciuta in lui . Berlusconi può passare, forse è passato (anche se non ci giurerei),  ma il berlusconismo?
2)                              Berlusconi non è stato costretto alle dimissioni dall’azione parlamentare dell’opposizione e nemmeno dalla protesta popolare delle piazze. Si è dimesso perchè così hanno deciso il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea, la Confindustria, il Vaticano . Hanno deciso questo perchè il suo governo non era in grado di prendere quelle decisioni che “loro” ritenevano, e ritengono, indispensabili.
Queste sono le premesse con cui nasce il Governo Monti. Un governo di persone i cui curriculum professionali rispondono pienamente ai requisiti richiesti dai quattro soggetti menzionati nel punto due.
Cosa possiamo aspettarci dunque dal nuovo Governo Monti? Che faccia esattamente quello che i “mercati” richiedono, ovvero scaricare su lavoratori e pensionati il costo della crisi economica.
Quello che non và in questa scelta è questo: chi è stato chiamato a curare la malattia, ovvero la crisi economica è tra i più convinti teorici della bontà di quelle regole economiche che sono all’origine della crisi. E’ come se, per fare un esempio, dopo aver sentito un medico dire: “vai pure in giro nudo a gennaio!” una volta presa la polmonite noi ci rivolgessimo a quello stesso medico per farci curare.
La malattia di cui il mondo economico soffre si chiama “liberismo”. Sono trent’anni che si abbattono le regole che normavano i mercati finanziari e quello del lavoro (ricordate la deregulation reaganiana?), che si predica l’abbandono da parte dello Stato di qualunque intervento in campo economico (chiusura dell’IRI, privatizzazioni…), e questi sono i risultati: una crisi economica più grave di quella del 1973 (shock petrolifero) e di quella del 1992.
Negli ultimi 30 anni i lavoratori ed i pensionati hanno perso quote consistenti del Prodotto Interno Lordo, ovvero hanno visto diminuire il valore dei loro stipendi e delle pensioni, hanno visto aumentare il numero dei disoccupati, mentre i proprietari di aziende ed i managers hanno nello stesso tempo aumentato a dismisura  i loro profitti.
In altre parole, la ricchezza è passata dalle tasche di chi lavora, alle tasche di chi comanda.
Ora, dato che i padroni sono numericamente molti meno dei lavoratori, ed essendo noto che un ricco quando diventa più ricco non aumenta la propria propensione al consumo, mentre chi si è visto ridurre i redditi ha necessariamente dovuto spendere di meno (o farsi prestare i soldi) si capisce bene da dove nasca questa crisi economica.
In altre parole, se diamo 1.000 euro in più al mese ad una persona che già ne incassa 100.000, questi 1.000 euro presumibilmente non saranno spesi. Mentre se gli stessi 1.000 euro li dividiamo tra 10 persone che ne guadagnano 1.200 a testa, i 100 euro a testa di aumento  saranno certamente spesi subito, rientrando immediatamente nel ciclo economico.
La strada da intraprendere per uscire dalla crisi quindi è quella di aumentare l’occupazione, che deve essere regolare, definitiva, ben retribuita e aumentare gli stipendi e le pensioni.  Non certo la strada opposta.
In Grecia, per risanare i conti hanno costretto il Governo a tagliare sulla spesa sociale, sugli stipendi, hanno licenziato migliaia di lavoratori. Risultato? La crisi si è aggravata.
Allora hanno chiesto nuovi tagli, nuovi licenziamenti, nuove diminuzioni degli stipendi e delle pensioni.  La crisi si è aggravata ancora.
Vogliamo seguire la stessa strada in Italia?
Ecco, il problema del nuovo Governo Monti è proprio questo: tutti i suoi componenti, degnissime persone con rispettabili anni di studi e di lavoro sulle spalle, sono convinti di dover proseguire sulla strada di una puntuale applicazione dell’ideologia liberista, forse temperata da una spruzzatina di dottrina sociale cattolica.
Certo, in confronto al Governo Berlusconi, dove c’era chi è diventato ministro portando come curriculum un  paio di calendari in cui aveva posato nuda, il passo in avanti (o indietro, perchè nemmeno il più indecente governo democristiano era ai livelli di quello Berlusconi) è enorme.
Ma siamo nella fattispece in cui si insiste nel voler chiedere al medico che ci ha fatto ammalare, di guarirci senza cambiare terapia.
Vi pare possibile?
Per questo ritengo del tutto fuori luogo questo entusiasmo nei confronti del governo Monti, e mi verrebbe da dire, in particolar modo agli elettori del PD: attenti !
Ricordate la storia! nel 1976-79 i governi di unità nazionale (e allora era il PCI a farne parte) si risolsero con una crisi superata tutta a spese dei lavoratori. Lo stesso nel 1992-95 (quando iniziò la saga delle riforme delle pensioni) i salari persero il 30% del loro potere di acquisto. Ancora con le manovre per entrare nell’euro, in cui poi entrammo con un cambio di 1 a 1000, ovvero i prezzi delle merci vennero cambiati così: costa 10.000 lire?  Adesso saranno 10 euro!  Di fatto raddoppiandone il valore e senza che il Governo (Berlusconi a quel punto) intervenisse…
Il grande valore aggiunto di questi Governi di emergenza consiste in questo: in nome della Responsabilità Nazionale viene chiesto alla sinistra di fare dei sacrifici. O meglio, di farli accettare ai lavoratori. La sinistra (PCI poi PdS ora PD) accetta portando in dote il più grande sindacato italiano: la CGIL. L’unica organizzazione davvero in grado di mobilitare le piazze. E’ così che  passano i provvedimenti più dolorosi per i lavoratori (Berlusconi non è mai riuscito a fare una riforma delle pensioni, per esempio, è sempre stato bloccato, diversamente da Amato e Dini).
Lo sapeva bene l’Avv. Agnelli quando ricordava che in Italia, per fare certe cose, occorre la sinistra.
Nel nebuloso discorso di presentazione il neo Senatore  a vita Monti ha indicato con chiarezza di voler intervenire sul mercato del lavoro e su quello pensionistico. Quasi che le priorità in Italia siano davvero queste.
Ma davvero la nostra classe dirigente è convinta che togliendo la possibilità di reintegrare in azienda un lavoratore INGIUSTAMENTE licenziato (possibilità che spetta ad un giudice dopo un processo) l’economia italiana decolli?. Perchè dare agli imprenditori la libertà di licenziare INGIUSTAMENTE dovrebbe aumentare l’occupazione? E’ questo il tipo di sviluppo di cui abbiamo bisogno, uno sviluppo economico inversamene proporzionale al livello di civiltà sociale?
Davvero impedire a qualche decina di migliaia di persone che hanno iniziato a lavorare in fabbrica, in ufficio, a bottega, quando avevano 14, 15, 16, 17 o 18 anni salverà l’economia nazionale? Stiamo parlando di gente che difficilmente avrà fatto grandi carriere, e che magari dopo 41 anni di lavoro prenderà pensioni da 800, 900 o 1000 euro al mese. Andranno in pensione giovani a 56, 57,58 anni…….E allora?    Hanno cominciato a lavorare, sotto padrone, giovanissimi, quando i professori che oggi governano andavano al liceo e passavano i loro pomeriggi studiando (e magari facendo anche qualche festicciuola). Credete che si siano divertiti ? Perchè dovrebbero essere ancora penalizzati? Che società è quella che, pur essendo opulenta, priva i suoi cittadini più utili del diritto ad un minimo di serenità economica dopo 41 anni di lavoro?
Per tutte queste ragioni, ed altre ancora, credo che questo nuovo governo Monti vada guardato con sospetto da sinistra.
In fondo i più svegli a capire tutto sono stati gli studenti che ieri in Italia hanno occupato le piazze in oltre 150.000.
I giovani ieri ci hanno indicato chiaramente qual’è la strada da seguire!
 Altro che dare attuazione alla riforma Gelmini dell’Università, come ha detto il neo senatore a vita, Prof. Mario Monti nel suo primo discorso da Presidente del Consiglio..
Matt 1
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