Governo Monti: sai che novità . . . .

In queste ore centinaia di migliaia di persone, di lavoratori italiani, stanno attendendo di conoscere le misure che il Governo Monti comunicherà lunedì. In particolare l’attenzione in questo momento è concentrata tutta sul tema delle pensioni di anzianità.
Fino a pochissimi mesi fa, diciamo fino all’inizio di agosto, nessuno avrebbe scommesso un dollaro bucato a favore dell’ipotesi di un innalzamento del periodo di 40 anni di lavoro (in realtà 41 e tre mesi per effetto della “finestra” introdotta dal governo Berlusconi-Lega) per poter  smettere di lavorare. Se qualcuno a fine luglio 2011 avesse detto: “occorre portare a 43 anni il periodo di anni lavorativi per poter andare in pensione” sarebbe stato sommerso dalle risate.
Adesso lo stanno per fare.
In mezzo, in questi ultimi tre mesi, c’è stata una drammatizzazione senza precedenti della situazione economica: mercati finanziari in subbuglio, possibilità di fallimenti dei paesi mediterranei, è mancata solo la minaccia di un’invasione dallo spazio di esseri ostili . Nemmeno negli anni 70, dopo lo shock petrolifero, o negli anni 90, dopo tangentopoli, la situazione economica-sociale-politica sembrava così compromessa.
Tuttavia…
Tuttavia niente riesce a togliermi dalla testa che la crisi economica sia stato un ottimo pretesto, colto al volo dalle classi dirigenti italiane ed europee, per “regolare i conti” con il resto della popolazione dei rispettivi paesi, togliendo loro quello che avevano, con grande fatica, conquistato: lo Stato Sociale.  Stato Sociale significa, in estrema sintesi, la possibilità di offrire alla più larga fascia della popolazione dei servizi essenziali prima riservati solo alle classi agiate. Stiamo parlano di istruzione, la scuola pubblica dall’asilo nido all’università, di sanità garantita a tutti e di previdenza.
Oggi ci viene spiegato che in Europa, l’unico posto al mondo dove lo Stato Sociale ha riguardato la quasi totalità della popolazione, non possiamo più permettercelo perchè costa troppo.
Attenzione, non stanno dicendo non possiamo permettercelo in Italia perchè è stato gestito male dai politici, con sprechi, favoritismi, clientele e quant’altro…. No!  Stanno dicendo che l’Europa, per recuperare la propria competitività economica, deve ridurre in modo consistente lo Stato Sociale. Ovviamente si comincia dai paesi in crisi: la Grecia, il Portogallo, ora l’Italia. In questo consiste appunto l’opportunità offerta dalla contingenza economica.  In realtà il progetto è di lungo corso e si iscrive totalmente nell’ideologia liberista (o liberale, per me non c’è differenza) che è l’ideologia ufficiale delle classi dirigenti europee, la loro religione. E’ il progetto Reagan-Tatcher partito negli anni ’80 e che ora giunge a compimento.
Il bello (si fa per dire) è che l’attuale crisi economica è dovuta proprio all’applicazione di questa ideologia, deregolametazione del mercato dei capitali, del mercato del lavoro, ritrarsi della presenza dello Stato dalla regolamentazione dell’economia ecc. ecc..
Un ritorno all’800 ed alla ideologia allora imperante, questa appunto.
La fine del blocco dell’est, dei paesi “comunisti” ha accellerato il processo. Non c’era più bisogno di “sacrificare”   risorse per favorire i lavoratori e farli vivere un poco meglio, il fallimento dell’URSS era la migliore dimostrazione che non c’era nessun sogno da realizzare: questo occidentale era l’unico mondo possibile!.
Per capire questo importante passaggio occorre ricordare che alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945,  l’URSS era un paese vittorioso e prestigiosissimo agli occhi di milioni di lavoratori in tutto il mondo. Dopo la guerra tutti si aspettavano un significativo miglioramento delle condizioni di vita e l’URSS era percepita come un paese modello a cui guardare con invidia.
In Italia e Francia c’erano dei partiti comunisti fortissimi che avevano ammaliato non solo i lavoratori ma anche tanti giovani intellettuali ed artisti.
Per queste ragioni, o meglio, anche per queste ragioni le classi dirigenti occidentali decisero di provare ad applicare le teorie economiche di Keynes, un economista inglese che propugnava l’intervento pubblico per favorire la domanda, anche a costo di creare uno squilibrio di bilancio, al fine di combattere l’eccessiva disoccupazione nei periodi di crisi economica. Occorreva dimostrare ai lavoratori dei paesi occidentali che non era vera l’idea che solo in un paese socialista potevano stare bene. Anzi, per anni la polemica politica si è soffermata su questo punto: dove vivono meglio gli operai? Nei paesi capitalisti o in quelli socialisti?
Ecco, dopo il 1989 non è stato più necessario spendere soldi per questo, non essendoci altri mondi possibili . . . .    Si potrebbe ironizzare dicendo che questa è la dimostrazione che quando non c’è più sul mercato la concorrenza, l’utente finale ci rimette…
E infatti ci stiamo rimettendo e molto…
L’attacco alle pensioni dunque, dopo quello alla sanità ed all’istruzione pubblica, parte da lontano. E la necessità di farlo oggi risponde all’impellenza di approfittare di questo momento, opportunamente drammatizzato da tutti i mass media, per “portare a casa” un obbiettivo altrimenti irragiungibile.  Anche perchè cozza contro il più elementare buon senso:
ma a chi pare davvero possibile pensare ad una vita lavorativa che non termini prima dei 70 anni ?
le vedete voi le maestre delle elementari fare lezioni ai bimbi a 68 anni?  O gli infermieri mettere cateteri a 69 anni?  Muratori salire sulle impalcature per costruire case, camionisti guidare TIR in tutta Europa, operai costruire automobili a 65 anni, in catena di montaggio ???
Mi piacerebbe verificare quanto davvero ci credano i signori di Confindustria, che tanto insistono ed hanno insistito per l’innalzamento dell’età lavorativa, mettendoli alla prova. Si presentino in tutte le aziende i sindacati dicendo: “va bene, ci avete convinto! È giusto lavorare fino ai 70 anni. Quindi…come ci organizziamo…?”  Secondo me i padroni sbiancherebbero in viso.
Loro che, quando un dipendente supera i 50 anni non vedono l’ora di toglierselo di torno per assumerne uno giovane. Ma quanti ultra cinquantenni ha assunto nell’ultimo anno la signora Mercegaglia nelle sue aziende? Penso nemmeno uno.
O forse contano di fare i vecchi giochetti all’italiana: si aumenta l’età pensionabile però…….
Però noi siamo in crisi e quindi dobbiamo mettere in mobilità le persone, il governo ci aiuti ad accompagnarli alla pensione e cose del genere. Viste e riviste mille volte.
Solo che così funziona quando l’azienda è “politicamente” significativa (vedi la FIAT a Termini Imerese dove NON si applicheranno le novità pensionistiche che stanno progettando). Quando l’azienda è piccola e/o non ha “santi in paradiso” licenzia e basta.  Non è mica un problema dell’impresa il destino dei lavoratori, questi, nell’ideologia liberista sono solo prestatori di lavoro, uno dei fattori della produttività. Per  fare l’imprenditore ci vogliono: capitali, progetti, lavoro.  Di tutto questo occorre prenderne “quanto basta” e quando non serve più…..
Il problema che il capitalismo non ha mai saputo risolvere è che il lavoro non è separabile dal suo vero proprietario, il lavoratore. Costui, purtroppo per il capitalista, è sempre una persona in carne ed ossa.
Comunque, tornando a noi, può darsi che questa manovra del Governo Monti sulle pensioni passi. Certo, aveva promesso equità, e la prima cosa che fa è attaccare le pensioni ed i pensionandi come un qualsiasi governo Berlusconi. In fondo questi sacerdoti della religione liberista usciti dalla Bocconi sono solo più educati e per bene del padrone di Arcore.  Non è poco certo, ma l’uso, per quanto sapiente, della vasellina, non cambia di molto la sostanza delle cose.
Rimane da vedere cosa succederà nel paese. O meglio cosa farà l’unica parte del paese-Italia che non sembra disponibile ad accettare passivamente questa situazione. Non credo, di fronte alla ulteriore drammatizzazione in atto  (è di oggi l’appello della Merkel [sollecitato da chi… ?]  all’Italia a fare presto perchè tutto dipende da noi [ma quando mai…?] ) che la politica, in particolare il PD, saprà sottrarsi da questa morsa in cui si è volontariamente infilato.
Rimane la CGIL, ma non credo che una giornata di sciopero generale possa bastare.
No occorre, questa volta, mettere in campo molto di più. Occorrerebbe tornare ad una vera rivolta sociale. Pacifica ma inflessibile.
In un paese dove la stima più bassa ci parla di 120 miliardi di euro ALL’ANNO di evasione fiscale, il “nuovo” Governo Monti non trova di meglio che prendere a bastonate in testa chi vorrebbe andare in pensione dopo aver lavorato per 40 anni ?

MATT 1

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