La manovra del governo colpisce le pensioni

tratto da: http://www.rassegna.it/articoli/2011/12/4/80764/la-manovra-del-governo-colpisce-le-pensioni 
 
Bilancio pubblico, previdenza, sviluppo: sono i tre punti sui quali interviene la manovra correttiva illustrata dal governo alle parti sociali nell’incontro del 4 dicembre. Una manovra da 24 miliardi, 20 al netto della delega fiscale. Che prevede un duro giro di vite sulle pensioni – definito “insostenibile” dalla Cgil – “interventi solidi e strutturali” con l’obiettivo di confermare il pareggio di bilancio nel 2013, e aiuti alle imprese grazie al taglio dell’Irap sul costo del lavoro.

“Siamo di fronte a un’alternativa tra la situazione attuale, con i sacrifici richiesti e una situazione di uno Stato insolvente, di un euro distrutto magari per infamia dell’Italia”, ha spiegato durante l’incontro il presidente del Consiglio Mario Monti. Ma certo le misure sulla previdenza hanno lasciato profondamente insoddisfatti i sindacati, e gli interventi di Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti sono stati molto duri.

Pensioni
Gli interventi illustrati dal ministro del Welfare Elsa Fornero prevedono, per quanto riguarda l’anzianità, il superamento della soglia dei 40 anni, il “numero magico” indicato da Susanna Camusso pochi giorni fa, il limite di anni di lavoro sul quale la Cgil e gli altri sindacati non sono disposti a sacrifici. Il governo, però, su questo è sordo: gli uomini potranno andare in pensione dopo 42 anni di contributi, le donne dopo 41.

Stabilita anche l’estensione del metodo contributivo a tutti. Sarà flessibile la scelta delle pensioni nel settore privato da un’età minima di 63 anni a 70 dosata tramite incentivi per chi resta e disincentivi per chi va via prima. Per le donne la fascia andrà da 63 a 70 anni, per gli uomini da 66 a 70. Le nuove fasce partiranno dal 2012 ed entro il 2018 è prevista la convergenza a 66 anni di età per uomini e donne. Fornero ha detto che saranno abolite le finestre di uscita per le pensioni, definendole “un bizantinismo inutile”. Confermato l’aumento delle aliquote dei lavoratori autonomi. Previsto anche un contributo di solidarietà per regimi speciali.

Giro di vite anche sull’adeguamento annuale degli assegni. L’indicizzazione delle pensioni sarà al 100% solo per le pensioni fino a 486 euro, salvando le minime. Sarà parziale per quelle fino a 936 euro ed esclusa del tutto per importi di pensione superiori.

Imprese
Il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera ha invece annunciato un provvedimento che favorisca la patrimonializzazione delle imprese e la defiscalizzazione a fini Irap sulla parte che riguarda il lavoro. Previsti anche: nuovo credito per i fondi di garanzia delle Pmi, che ‘a regime vale qualche decina di miliardi’; il nuovo Ice e misure per il risparmio energetico.

Nessuna misura sul lavoro
Monti in persona ha informato le parti sociali che nel provvedimento atteso dal varo del Consiglio dei ministri non ci saranno misure immediate sul mercato del lavoro, perché è mancato il tempo per la necessaria concertazione. Concertazione da lui definita “un po’ meno necessaria nella previdenza e un po’ meno ancora nella politica economica”. Dunque flessibilità, liberalizzazione, interventi sull’articolo 18: è tutto rinviato a una seconda fase.

“Cercheremo di alleviare il cuneo fiscale su lavoro e impresa”, ha però aggiunto il premier: “Troverete misure che intensificano l’evasione fiscale”

Reazioni
La Cgil – ha commentato durante l’incontro Susanna Camusso – considera il blocco della rivalutazione delle pensioni e le misure sulla previdenza un “durissimo colpo ai redditi dei pensionati”. Camusso ha sottolineato che quello sull’età pensionabile è un ‘allungamento insostenibile’ per tanti che si troverebbero ‘sconvolte le prospettive di pensione e molto incrementati gli anni di lavoro’. La Cgil proporrà ‘modifiche concrete anche al Parlamento affinché la parola equita’ assuma significato’. “Alla luce poi dei provvedimenti che verranno emanati nella loro interezza – ha proseguito Camusso – la Cgil esprimerà il suo giudizio compiuto”.

Nemmeno la Cisl è d’accordo sugli interventi annunciati, e sottolinea che “grava solo su lavoratori e pensionati”. Così Raffaele Bonanni, secondo il quale per le pensioni ‘è troppo veloce il passaggio al contributivo e l’innalzamento dell’età. Non è una modifica reggibile”. “Abbiamo chiesto un patto sociale per gestire socialmente questa manovra”, ha proseguito Bonanni. “Chi darà garanzie alla gente? Chi farà da filtro? Sulle tasse sono caricati solo quelli che hanno ritenute alla fonte. Quelli che hanno guadagni superiori non devono sfuggire all’esigenza di equità”. “Nessuno sciopero – ha escluso Bonanni -, ma una trattativa serrata con il Governo pur di ottenere quel patto sociale che prevede la concertazione con sindacati e imprese”.

Luigi Angeletti (Uil) ha chiesto al governo di spostare il peso fiscale a vantaggio del lavoro. Sulle pensioni Angeletti ha detto che non si può chiedere ai lavoratori di continuare a lavorare senza avere alcun vantaggio dal versamento dei contributi. Bisogna separare inoltre assistenza da previdenza e ridurre i livelli decisionali e i costi della politica.

“Non abbiano scelta. Questa manovra la dobbiamo fare”. Questo il commento della presidente della Confindustria Emma Marcegaglia.

Lo Spi-Cgil, in una nota della segretaria generale Carla Cantone, annuncia che “non intende accettare a scatola chiusa le decisioni del governo Monti, a partire da quella che prevede il blocco della rivalutazione delle pensioni. Reagiremo con tutta l’indignazione necessaria, perché per come ci sono state presentate le misure non hanno il segno di equità che ci attendevamo. Il Parlamento dovrà quindi assumersi la grande responsabilità di intervenire per salvaguardare il potere di acquisto delle pensioni medio-basse e rigettare le provocazioni sui 40 anni di contributi. Siamo davvero indignati – prosegue Cantone -, per il colpo che si intende dare alla sanità con l’anticipo al 2012 del taglio di risorse per il Fondo sanitario nazionale. Così non si va da nessuna parte ma si fa pagare il conto della crisi sempre agli stessi e si indebolisce ulteriormente il sistema di welfare”.

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