La trappola della liquidità: ecco perché le ricette monetariste non funzionano, di P.Krugman – dal New York Times del 14.12.2011

I commentatori più recenti del mio blog spesso affermano di non comprendere come mai io sottolinei cose come il calo dell’inflazione in Gran Bretagna o i tassi d’interesse estremamente bassi a cui i governi di nazioni fuori dall’area Euro possono accedere. E’ solo per poter dire “ve l’avevo detto”? No. E’ una questione di modelli economici, di come va il mondo. E ovviamente ogni modello ha delle implicazioni politiche.

 Fin dall’inizio di questa crisi, io e non pochi altri economisti – ma non abbastanza! – abbiamo affermato che eravamo entrati in una classica trappola della liquidità.Si tratta di una situazione in cui anche un tasso d’interesse pari allo zero a breve scadenza non è abbastanza basso da ripristinare una piena occupazione; si tratta, se ci si pensa attraverso un ragionamento logico, di una situazione in cui il risparmio desiderato, o più precisamente i risparmi che le persone metterebbero da parte se fossimo in una situazione di pieno impiego, eccedono gli investimenti desiderati anche ad un tasso di interesse pari allo zero.

La trappola della liquidità – che in effetti è un caso particolare dell’analisi delle curve IS e LM – ha alcune proprietà peculiari. In particolare, ogni grande indebitamento pubblico non farà alzare i tassi d’interesse (almeno non fino al punto in cui l’indebitamento sia abbastanza da ripristinare la piena occupazione) e si potrà stampare moneta a volontà senza causare inflazione.

La mia controparte, in particolare la destra politica, ha considerato ridicole queste affermazioni. Ha dichiarato che un brusco aumento dell’inflazione era dietro l’angolo e che i tassi d’interesse avrebbero spiccato il volo. Vale la pena di far notare, tra l’altro, che mentre i conservatori hanno colto al volo il debito sovrano europeo per giustificarsi, la storia dell’Euro è in realtà molto diversa rispetto a quella che i conservatori stessi stavano raccontando.

I tassi italiani sono alti a causa di problemi di solvibilità, mentre la vecchia storiella di destra sui tassi d’interesse era tutta concentrata sul farsi concorrenza per accaparrarsi i capitali privati, senza preoccupazioni per la loro restituzione. Ecco ad esempio cosa diceva, all’inizio del 2009, Brian Riedl della Fondazione Heritage (NdT, potente associazione americana vicina all’ala più conservatrice del Partito Repubblicano): “il governo dovrà alzare i tassi d’interesse, per convincere la gente a prestargli tutti i soldi di cui ha bisogno.

Già quest’anno dobbiamo fronteggiare un debito da 1200 miliardi di dollari, e di 700 miliardi l’anno prossimo. Abbiamo preso in prestito 700 miliardi per il TARP (NdT, Troubled Asset Relief Program, il programma del governo Bush per fronteggiare la crisi dei mutui subprime), ora stiamo per prendere in prestito altri 800 miliardi per questo pacchetto di stimoli. Confronta questi numeri con l’intero debito pubblico, che era di 5.800 miliardi fino a pochi mesi fa. Sta diventando molto difficile per un’economia globale, che è già in recessione, supportare il governo statunitense con 3.000 miliardi di nuovi prestiti. Per ora, molte banche sono contente di comprare buoni del Tesoro perché si tratta di investimenti sicuri … ma dopotutto, potrebbe non bastare. Il governo può dover alzare i tassi di interesse sempre di più per convincere la gente a prestare i suoi sempre più miseri risparmi al governo. E questo danneggerà l’economia per lungo tempo”.

Ed eccoci qui, alla fine del 2011. La Fed ha stampato un sacco di moneta (a cui attualmente va aggiunta un altro sacco di moneta per le riserve bancarie): E il governo ha continuato a prendere in prestito somme ingenti: E come sta andando?

I tassi di interesse, naturalmente, sono rimasti molto bassi. Da quel che risulta, il reale tasso di interesse sui buoni a dieci anni è attualmente negativo. Dal lato dell’inflazione, la destra ha subito spacciato la rincorsa dei prezzi delle materie prime tra l’estate del 2010 e la prima parte di quest’anno come prova che l’inflazione stava decollando – e questa rincorsa ha portato ad un boom dei titoli di giornale sull’inflazione. Tuttavia, come avevo detto loro – e l’avevo fatto ripetutamente – non si trattava di un caso di inflazione generata in casa nostra, che era rimasta invece bassa; essa derivava principalmente dalla domanda proveniente dai mercati emergenti. Dalla primavera, i prezzi delle materie prime sono tornati bassi, e l’inflazione è cessata.

La morale della favola, allora, è che una visione di macroeconomia ha retto molto bene in quella che chiamo la “Depressione minore”; le alternative si sono dimostrate sbagliate più e più volte. Mi piacerebbe che alcune delle persone che sono sul fronte opposto di questo dibattito ammettessero di aver sbagliato e cambiassero opinione. Inoltre, mi piacerebbe un pony.

Fonte: New York Times del 14 dicembre 2011

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