QUANDO AMMAZZARONO FRANCESCO LORUSSO ERO POCO LONTANO

A Bologna il giorno 11 marzo 1977 viene ucciso Francesco Lorusso, studente di medicina.  Questo è un ricordo di Alberto Marani, pubblicato ieri in facebook . . . 
http://www.facebook.com/notes/alberto-marani/quando-ammazzarono-francesco-lorusso-ero-poco-lontano/10150738399891908 
 
Quando ammazzarono Francesco Lorusso, esattamente 35 anni fa, ero a 200 metri. Quella mattina ero solo in casa, nel vecchio sottotetto di via Belle Arti che dividevo con la mia compagna. Lei arrivò all’improvviso, trafelata, dicendomi che all’istituto di Anatomia si concentravano gli studenti perché quelli di CL avevano cacciato via due compagni che erano andati ad assistere a una loro assemblea, ed era arrivata anche un sacco di polizia. Poi una signora dalla finestra di fronte ci gridò che dal nostro tetto usciva fumo, e aveva già avvisato i Vigili del Fuoco. Guardammo bene e ci accorgemmo che un candelotto lacrimogeno era caduto sui nostri coppi. Dovemmo spalancare le finestre perché attraverso gli spiragli del vecchio tetto, il gas penetrava in casa.Corremmo fuori e tutto era già successo. I compagni correvano avanti indietro con espressioni vitree, rilanciando la notizia che avevano ammazzato uno di noi. Io non ci credevo. Pensavo a una di quelle esagerazioni che facilmente volano di bocca in bocca. Ma col tempo si capì che era vero.Nel tardo pomeriggio alcune migliaia di studenti percorsero via Zamboni e irruppero nella centralissima via Rizzoli. Dai lati del corteo, massiccio e compatto, volavano sassi contro le vetrine dei negozi. Di fronte a quanto stava accadendo, il sindaco Zangheri (PCI), si preoccupò solo di promettere subito che il Comune avrebbe ripagato i commercianti di ogni danno. Il PCI, degno nonno del PD di oggi, si preoccupava solo di criminalizzare gli studenti e invece di accusare gli agenti e di esigere l’individuazione e la condanna dei responsabili dell’assassinio (Lorusso, mentre fuggiva dalle cariche, fu colpito alla schiena, prendendo accuratamente la mira con una pistola tenuta a due mani), che nonostante fosse avvenuto sotto gli occhi di tanti testimoni (in particolare i dipendenti della Zanichelli, che videro tutto), non furono mai individuati.

Poi, la mattina, si partì da Bologna in pullman verso Roma, dove era già prevista da tempo una manifestazione nazionale. Il grande corteo di Roma, data la tensione alle stelle, si sfaldò subito in un caos generale di scontri e saccheggi, dal quale noi bolognesi riuscimmo a sfuggire fortunosamente senza danni, riguadagnando i pullman per il ritorno. Ma durante il viaggio arrivò, tramite la radio e alcune telefonate, la notizia che tutto il quartiere universitario era occupato da polizia ed esercito con i carri, con rastrellamenti e posti di blocco. Si riteneva che noi, di ritorno dalla manifestazione, saremmo stati intercettati all’arrivo e presi in massa. Si decise allora di non arrivare al punto convenuto, dentro Bologna, ma scendemmo tutti nell’estrema periferia. Quasi nessuno andò a dormire a casa propria. Io e la mia compagna riuscimmo a guadagnare ospitalità in un appartamento periferico di studenti latinoamericani.

I funerali di Francesco Lorusso si svolsero compostamente, con una grande partecipazione di lavoratori e della base elettorale del PCI, mentre i caporioni del partito dimostrarono ancora una volta la propria meschinità impedendo che in piazza parlassero gli studenti, e negarono persino il microfono al fratello di Francesco.

Alberto Marani   11/3/2012

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