Marx, più vivo e attuale che mai a 129 anni dalla sua morte

tratto da:  http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/7514-marx-più-vivo-e-attuale-che-mai-a-129-anni-dalla-sua-morte

Karl Marx  (5 May 1818 – 14 March 1883)

di:  Atilio A. Boron

In un giorno come questo, 129 anni fa, moriva serenamente a Londra, a 65 anni d’età, Karl Marx. Ha avuto la stessa sorte di tuti i grandi geni, sempre incompresi dalla mediocrità imperante e dal pensiero legato al potere ed alle classi dominanti. Come Copernico, Galileo, Servet, Darwin, Einstein e Freud, per nominarne solo pochi, è stato vituperato, perseguitato, umiliato.

E’ stato ridicolizzato da nani intellettuali e burocrati accademici che non gli arrivavano neanche alle caviglie, da politici compiacenti con il potere di turno ai quali ripugnavano le sue concezioni rivoluzionarie. L’accademia ha fatto molta attenzione a sigillare le sue porte, e né lui né il suo amico ed eminente collega, Friedrich Engels, hanno mai avuto accesso ai chiostri universitari.Per di più, Engels, di cui Marx avrebbe detto che era “l’uomo più colto d’Europa” non aveva neanche studiato nell’università.

Invece Marx e Engels hanno prodotto un’autentica rivoluzione copernicana nelle scienze umane e sociali: dopo di loro, malgrado sia difficile separare le loro opere, possiamo dire che dopo Marx, né le scienze umane né quelle sociali sarebbero tornate ad essere quelle di prima.L’ampiezza enciclopedica delle loro conoscenze, la profondità della loro prospettiva, la loro testarda ricerca delle evidenze che confermavano le loro teorie, hanno fatto sì che Marx, date tante volte per morte le loro teorie e la loro eredità filosofica, sia più attuale che mai.

Il mondo di oggi somiglia in modo sorprendente a quello che lui ed il suo giovane amico Engels avevano pronosticato in un testo stupefacente: Il Manifesto Comunista. Questo sordido mondo di oligopoli rapaci e predatori, di guerre di conquista, degradazione della natura e saccheggio dei beni comuni, di disintegrazione sociale, di società polarizzate e di nazioni separate da abissi di ricchezza, potere e tecnologia, di plutocrazie travestite per sembrare democrazie, di uniformità culturale tarata sull’American way of life, è il mondo che hanno anticipato in tutti i loro scritti.

Per questo sono molti quelli che ormai, nei capitalismi sviluppati, si chiedono se il ventunesimo secolo non sarà il secolo di Marx. Rispondo a questa domanda con un sì senza esitazioni, e già lo stiamo vivendo: le rivoluzioni in marcia nel mondo arabo, le mobilitazioni degli indignati in Europa, la potenza plebea degli islandesi che si scontrano e sconfiggono i banchieri, e le lotte greche contro i sadici burocrati della Commissione Europea, il FMI e la Banca Centrale Europea, il sentiero di polvere dei movimenti Occupy Wall Street che ha coinvolto più di cento città statunitensi, le grandi lotte che in America Latina hanno sconfitto l’ALCA, e la sopravvivenza dei governi di sinistra nella regione, cominciando dall’eroico esempio cubano, sono tante altre dimostrazioni del fatto che l’eredità del grande maestro è più vivo che mai.

Il carattere decisivo dell’accumulazione capitalista, studiato ne Il Capitale come in nessun altro posto, era negato da tutto il pensiero borghese e dai governi di questa classe che affermavano che la storia era mossa dalla passione dei grandi uomini, dai credo religiosi, dai risultati di eroiche battaglie o impreviste contingenze della storia. Marx ha tirato fuori l’economia dalle catacombe e, non solo ha segnalato la sua centralità, ma ha anche dimostrato che tutta l’economia è politica, che nessuna decisione economica è scevra di connotazioni politiche.

Anzi, che non c’è sapere più politico e politicizzato di quello dell’economia, andando contro i tecnocrati di ieri e di oggi che sostengono che i loro piani regolatori e le loro assurde elucubrazioni econometriche obbediscono a meri calcoli tecnici e che sono politicamente neutri. Oggi ormai nessuno crede seriamente a queste favole, neanche i personaggi di destra (anche se si astengono dal confessarlo).

Si potrebbe dire, provocando il sorriso furbetto di Marx dall’aldilà, che oggi sono tutti marxisti però come Monsieur Jordan, quel personaggio de Il Borghese Gentiluomo di Moliere, che parlava in prosa senza saperlo. Perciò quando è esplosa la nuova crisi generale del capitalismo tutti sono corsi a comprare Il Capitale, cominciando dai governanti dei capitalismi metropolitani.

È che la situazione era, ed è, molto grave per stare a perdere tempo con le sciocchezze di Milton Friedman, Friedrich von Hayek o le monumentali stupidaggini degli economisti del FMI, della Banca Mondiale o della Banca Centrale Europea, tanto inetti quanto corrotti e che a causa di entrambe queste cose, non sono stati capaci di pronosticare la crisi che, come uno tsunami, sta spazzando i capitalismi metropolitani.

Per questo, per meriti propri e per vizi altrui, Marx è più vivo che mai e il faro del suo pensiero espande una luce ogni volta più chiarificatrice sulle tenebroso realtà del mondo attuale.

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