TAR e piscina di Cesano Boscone. Una sintesi della sentenza.

Per cercare di rendere più comprensibile la sentenza del TAR del 21 marzo 2012 sul caso della piscina di Cesano Boscone, proviamo a sintetizzarne i passaggi principali.
La società Cesano Sport Management srl ha promosso un ricorso contro il Comune di Cesano Boscone con cui chiedeva:
         l’annullamento della risoluzione della concessione. In sostanza, che venisse annullato l’atto con cui le era stata tolta la concessione per costruire e gestire la piscina;
         l’annullamento dell’avviso pubblico con cui il Comune di Cesano cercava un nuovo promotore cui affidare la costruzione della piscina. Ancora in project financing;
         la condanna del Comune di Cesano al risarcimento dei danni.
Anche il Comune di Cesano Boscone si è costituito in giudizio, contro la Cesano Sport Management (CSP).
I fatti ricostruiti nella sentenza sono questi:
1)      il 14 novembre 2005 il Comune di Cesano Boscone attibuiva alla CSP la concessione di costruzione e gestione relativa ad un impianto polifunzionale sportivo e ricreativo con annessa piscina.
2)      Succesivamente, approvato il progetto definitivo e quello esecutivo la CSP chiede al Comune di modificare la Convenzione per ripristinare l’equilibrio economico. Il 12/12/2007 il Comune, con delibera di Giunta n. 141, aderiva alle richieste della CSP.
3)      Il 19 febbraio 2008 le parti stipulavano una nuova convenzione. Gli interventi, che prima erano stimati in Euro 3.555.000,00 salgono a Euro 4.236.954,00. Soldi che dovrebbe mettere la CSM. In cambio potrà gestire la struttura (e i relativi incassi) fino al 31 dicembre 2032  (prima era previsto fino al 31 maggio 2026);
4)      Il 21 maggio 2009, in piena campagna elettorale, la Giunta con delibera n. 91, su richiesta della CSP dispone l’affidamento di lavori complementari non previsti prima nella concessione. Si tratta di una vasca aggiuntiva, dell’impianto fognario e della realizzazione di un impianto di cogenerazione. A questo punto il valore dell’opera sale a Euro 5.084.556,51.
5)      La delibera 91 del 21/05/09 non specifica a chi spetti pagare i lavori previsti al punto precedente. In data 07/01/2010 la CSM scrive al Comune intimandogli di farsene carico e chiede di   fissare una data per firmare una nuova convenzione.
6)      Inizia una controversia su a chi tocchi pagare le opere aggiuntive. Il Comune non vuole farlo anche se si dichiara disponibile ad una trattativa per riequilibrare il contratto. Nello stesso tempo il Comune evidenzia alla CSM sia alcuni errori di progettazione che il superamento dei tempi previsti per l’esecuzione dei lavori. Il Comune si dichiara disposto ad acquistare le quote della CSM, ma il tentativo non va in porto.
7)      il 12/03/2010 il Coordinatore per la sicurezza dispone la temporanea sospensione dei lavori dopo aver constatato che da alcune settimane nel cantiere non lavorava nessuno.
8)      il 30/06/2010 il Responsabile del Procedimento contesta alla CSM di non rispettare il contratto, avendo interrotti i lavori senza ragione ed aumentando così il già grave ritardo. I Comune dispone la risoluzione del contratto di concessione con la CSM per grave inadempimento consistente nel mancato rispetto del termine previsto per la fine dei lavori (31/12/2008) e per la definitiva interruzione dei lavori stessi nelle prime settimane del 2010.
Incomincia la lite legale ed ognuno avanza le proprie ragioni.
La Cesano Sport Management:
         contesta al Comune di aver IMPLICITAMENTE accettato lo spostamento della data di consegna dell’opera finita, avendo deliberato, ben oltre il 31/12/2008, l’affidamento alla CSM di ulteriori opere complementari;
         afferma che i lavori sono stati sospesi perché il comune non aveva pagato un  contributo di 120.000,00 Euro per opere miranti ad agevolare ai disabili la fruizione  dell’impianto sportivo;
         CSM prospetta che il Comune  avrebbe sfruttato la situazione per conseguire  vantaggi ingiusti, come l’accollo alla CSM delle opere deliberate a maggio 2009;
          La CSM ha impugnato la delibera di Giunta con cui il Comune ha cercato un altro    promotore per completare l’opera.
Il Comune di Cesano Boscone:
         ha chiesto il rigetto di tutte le domande formulate dalla CSM;
         ha chiesto un ricorso incidentale per condannare la CSM al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali ed al pagamento delle penali per il ritardo.
 IL TRIBUNALE HA;
 –         RESPINTO il ricorso di CSM contro la procedura di gara per la ricerca di un nuovo promotore. PERCHE’ la gara è andata deserta e dunque non c’è alcun interesse della CSM ad annullare quegli atti;

         Dichiarato che “IL RICORSO PROPOSTO APPARE INFONDATO SOTTO TUTTI I PROFILI DEDOTTI”, con ciò dando torto alla CSM su tutta la linea.

Allo stesso tempo però il TAR ha svolto alcune interessanti osservazioni a carico del Comune:

Il Comune ha dedotto che il non aver completato l’opera entro il 31 dicembre 2008  sia motivo valido per la risoluzione del contratto. Ma, osserva il TAR, il rapporto  contrattuale è proseguito anche dopo tale data, senza che il Comune abbia mai eccepito  alcunché. Addirittura nel maggio 2009 la giunta ha deliberato l’affidamento a CSM di  ulteriori lavori.
Il Comune ha, inoltre, ravvisato nel fatto che CSM abbia lasciato il cantiere incustodito dopo aver interrotto i lavori, un grave inadempimento sanzionabile con la risoluzione del contratto.
Su questo punto il TAR ha dato pienamente ragione al Comune. Non solo le ragioni portate dalla CSM per giustificare l’interruzioni dei lavori NON sono state ritenute valide dal TAR, ma è stata molto sottolineata la gravità della mancata custodia del cantiere da parte di CSM che ha esposto il cantiere stesso ad azioni vandaliche e furti che ne hanno gravemente compromesso la funzionalità.
LA CESANO SPORT MANAGEMENT E’ STATA CONDANNATA:
a pagare una penale giornaliera di  Euro 2.471,70 per il ritardo nella realizzazione delle opere. MA, attenzione, solo per il periodo intercorrente tra la diffida del 30/06/2010 e l’atto di risoluzione del contratto, il 29/07/2010, per un totale di Euro  71.679,30 .
Questo perché, come sottolineato in precedenza, il Comune ha molto tardivamente contestato alla CSM la mancata fine dei lavori entro il 31/12/2008, anzi ha operato senza tener alcun conto del ritardo. “La richiesta di pagamento della penale da ritardo ANCHE per i periodi antecedenti a tale diffida appare, pertanto, contradditoria con i precedenti comportamenti tenuti dalla p.a. e, perciò, contraria a buona fede.”
E’ stata accolta la richiesta del Comune di risarcimento del danno per la mancata custodia del cantiere. I danni sono stati stimati in Euro 1.136.772,84 .
Respinta la richiesta del Comune per i risarcimento di danni non patrimoniali all’immagine.
Questo tipo di danno deve essere provato ed il Comune “nulla ha dedotto e provato in ordine ai riflessi negativi che la vicenda avrebbe avuto in termini di discredito subito agli occhi della opinione pubblica; non sono stati prodotti articoli di stampa o menzionate indagini giornalistiche condotte in trasmissioni televisive che avrebbero poturo generare la riprovazione della cittadinanza.”
IN CAUDA VENENUM    (il veleno è nella coda)
Non bastasse quanto già scritto sopra, che ci asteniamo dal commentare ritenendolo del tutto superfluo , la frase finale della sentenza del TAR è questa, la riportiamo integralmente:
 “Poiché dall’esame dei fatti emergono profili che potrebbero comportare una responsabilità per danno erariale anche in capo agli amministratori e funzionari del Comune di Cesano Boscone sotto molteplici profili quali la esazione delle penali, la liquidazione dei SAL, la mancata attivazione delle procedure di recupero dell’area del cantiere lasciato incustodito al fine di preservare il patrimonio pubblico da furti e danneggiamenti, il Collegio reputa opportuna la trasmissione del fascicolo alla procura regionale della Corte dei Conti.”

Matt 1

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