Neoclericalismo Cesanese

Contestualizziamo la situazione in cui ci troviamo.

L’Italia è nel pieno di un’ondata neoclericale. Pare assurdo se si pensa alle sempre maggiori difficoltà a stare al passo con i tempi, allo scarso grado di permeazione nelle nuove generazioni, alla crisi delle vocazioni.

A ciò si aggiunga che si considera sempre troppo poco che nei sondaggi condotti tra gli italiani, la Chiesa Cattolica vanta una credibilità inferiore addirittura a quella dei partiti politici.

E’ troppo attuale il ricordo dei troppi scandali che hanno segnato gli ultimi anni: dalla pedofilia, al riciclaggio di denaro (meglio se sporco) da parte dello IOR, alle recenti fughe di notizie che fanno trapelare, oltre alle cordate di potere che già lavorano alla successione di Ratzinger, anche il clima di insicurezza che si respira in Vaticano.

Ciò nonostante, però, la Chiesa continua ad esercitare un fortissimo ruolo di veto nei confronti del Governo Italiano e, nel caso dell’Esecutivo Monti (presunto tecnico), mantiene  inalterato anche il suo potere di indirizzo: non per niente l’IMU alla Chiesa cattolica è argomento “complesso”, “da non banalizzare”, “laicista” etc. Fatto sta che non se ne parla mai e noi italiani non riscuotiamo, solo per gli immobili ecclesiastici (ma con un ventaglio di diversi utilizzi), ben 600 milioni di euro.

Per non parlare dei mezzi di comunicazione.

Anche la morte di uno dei maggiori oppositori interni (già da anni arginato), il Cardinale Carlo Maria Martini, sebbene accompagnata da tante polemiche – vuoi per le ultime dichiarazioni, vuoi per le “favorite” modalità di decesso – è stata utilizzata come una grande parata che ancora una volta testimoniasse in termini mediatici la centralità dell’Istituzione religiosa nella pur secolarizzata società italiana.

Non importa quanto sia stato detto dal Papa, dal Cardinal Scola: vuote parole di cortesia (“buon pastore”, “appassionato biblista”) ad accompagnare l’ultimo viaggio di un fastidioso e carismatico rivale. L’importante era che ci fosse tanta gente. Ed inginocchiati, seppur in prima fila, tanti potenti.

Esiste un tremendo iato tra quanto la Chiesa continua a contare nel Paese, per azione diretta su Governi e consorterie varie, e la scarsa fiducia che riscuote tra la gente comune.

In questo contesto, ci ha molto sorpresi una frasetta del consueto Editoriale del Sindaco Dott. Comm. Vincenzo D’Avanzo sul Cesano Notizie, in cui il Primo Cittadino si esprime così:

“Vogliamo continuare a poter dire che la Chiesa c’è ed è Santa”

Che la Chiesa ci sia è sotto gli occhi di tutti. Che sia Santa, effettivamente, sfugge alla dimostrazione empirica.

Ma non è questo punto. E’ quel “continuare a poter dire”, quasi che incomba una terribile minaccia sugli uomini di fede e sui credenti. Qualcuno può impedire a D’Avanzo di esprimersi con codeste modalità? No.

Certo, lo critichiamo perché ben altro è l’atteggiamento che sarebbe lecito aspettarsi da un Sindaco, indipendentemente che sia o non sia credente e osservante alla luce del DOVERE della laicità degli amministratori pubblici. Ma nessuno gli impedisce di esprimere tale punto di vista.

Punto di vista comunque assolutamente politico. Agli altri il piacere delle definizioni: giobertiano, medievale, doroteo, pre-industriale, andreottiano.

Le parole di D’Avanzo, ci scuserete l’ardito riferimento, ci ricordano il concetto di “difesa” degli Stati Uniti: gli USA si difendono invadendo i “paesi canaglia”, il Sindaco spera di “continuare a poter dire” ossia confida che la Chiesa mantenga il suo ruolo egemone – ma ingiustificato – sulla società italiana.

Ciò detto, ci sorge il dubbio che tale infelice espressione sia connessa alle polemiche sorte in maniera sempre più forte nei confronti della Festa Patronale. Quasi che priorità principale della Chiesa cesanese sia garantire l’esistenza e lo svolgimento – sempre secondo il medesimo copione – di questa manifestazione millenaria (32 anni nella versione ciellina, forse 50 considerando quando i budget erano inferiori).

Chiunque quindi, anche tra le fila cattoliche, osi criticare i celesti disegni sottesi dalla programmazione della Festa Patronale, passa inevitabilmente per “eretico” e viene sottoposto all’Ordalia dell’Acqua.

Matt5

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