Il PD ci sta lasciando. Speriamo l’agonia sia veloce . . .

La rielezione di Napolitano a Presidente della Repubblica, per le modalità con cui è arrivata, dimostra credo definitivamente, tutto il fallimento del progetto PD.

Nato dall’unione di gruppi dirigenti provenienti dal PCI e della DC questo partito, “dalla vocazione maggioritaria” come amavano ripetere i suoi “leaders”, non è mai riuscito a vincere davvero un’elezione e a governare. Quando lo ha fatto, grazie a Prodi, per ben due volte finì male. Il Pd è sempre stato animato da una lotta intestina forte, sorda e suicida. Fu una “fronda interna” guidata da D’Alema e Marini a far cadere Prodi nel 1998 (altro che Bertinotti), come fu l’annuncio di Veltroni che il PD era ormai autosufficiente a far cadere Prodi nel 2008, e così sono andati avanti fino all’epilogo a cui il PD è arrivato sabato 20 aprile 2013. Quel giorno, e questo verrà studiato nelle facoltà di Scienze Politiche nei prossimi anni, il PD si è dimostrato, contemporaneamente, il gruppo parlamentare più numeroso e quello del tutto irrilevante politicamente. Incapace, per ambizioni personali dei suoi leader e scontri di correnti interne, di dare all’Italia un nuovo Presidente si è visto costretto a rivolgersi al precedente chiedendogli di rimanere. Napolitano (88 anni, ricordiamolo) ha però posto delle condizioni precise, prima tra tutte quella di un governo delle “larghe intese”. Ovvero un governo appoggiato dal PD, da Monti e dal PdL. Cioè un governo fatto da chi le elezioni le ha perse! Esattamente il contrario di quello che si aspettava chi ha votato Pd e dalla maggioranza dei suoi militanti.

A questo punto viene completamente riabilitata la strategia sin qui seguita da Beppe Grillo e da lui imposta al Movimento 5 Stelle. Grillo probabilmente non poteva appoggiare un Governo Bersani perché, paradossalmente, il successo del suo movimento è stato talmente grande da rendere difficoltosa la gestione di due gruppi parlamentari composti da persone che nemmeno si conoscevamo tra loro sino ad un mese fa. Avrebbe rischiato una spaccatura subito. Ma forse Grillo aveva anche perfettamente capito che non esiste un Pd, ne esistono 3, 4 o di più. Tanti quanti sono i capi e capetti (nel Pd siamo al caciquismo da molto tempo) capaci di scrivere due righe in Facebook o in Twitter. Certo, se Grillo avesse scelto la tattica di appoggiare un Governo Bersani, probabilmente il PD adesso sarebbe già esploso e frantumato in mille pezzi.

Gente che è stata capace di votare contro Marini o contro Prodi per i più svariati calcoli difficilmente avrebbe permesso la nascita di un Governo Bersani con l’appoggio del M5S.

Comunque, di fatto adesso il Pd non esiste più. Non esiste una dirigenza, non c’è una linea politica, non c’è nessuno in grado di prendere impegni a nome di quel partito con una minima certezza di poterli onorare. Il PD non c’è. Dobbiamo adeguarci ed andare oltre.

Qui a Cesano Boscone ieri ciò che resta del Pd locale si è riunito per eleggere un portavoce.

E chi hanno eletto ?

L’avvocato Luigi Bianco. In confronto a Giorgio Napolitano, un giovanotto di belle speranze…

Un giovanotto che viene da una lunga militanza nella DC locale. Quella DC dove chi riusciva a tesserare più persone, vinceva i congressi. Anche se poi i tesserati non attaccavano nemmeno un manifesto sul muro.

La cosa curiosa è che a Cesano c’era un forte PCI, che diventò un forte PDS, poi DS.

La DC scomparve. Nel 1995 il PPI non riuscì nemmeno ad eleggere un consigliere comunale. D’avanzo divenne assessore per bontà dei DS e del PRC.

Oggi il PD locale è in mano loro, gli ex DC, hanno sindaco e portavoce, assessori e consiglieri.

Un PD tutto schiacciato nell’appoggio all’attuale amministrazione e che quindi cercherà alleanze per garantirsi la continuità con le due amministrazioni d’Avanzo.

Esattamente il contrario di quel che ci sarebbe bisogno di fare.

Ma come si diceva: ormai dobbiamo andare oltre.

Oltre l’inutile e infausto PD !

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