Siamo di SINISTRA, abbiamo un’ideologia: LA GIUSTIZIA SOCIALE!

La presentazione di Sinistra Unita per Cesano Boscone ci pone alcuni interrogativi. Su tutti ne spicca uno: ha ancora senso oggi cercare di costruire una sinistra politica?

Non ho alcun dubbio nel rispondere SI a questa domanda. Intanto guardiamo cosa è successo dopo la scomparsa della sinistra: peggioramento delle condizioni economiche dei lavoratori e dei ceti popolari, precarizzazione del lavoro, crollo dei salari, attacco alle pensioni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una crisi economica gravissima da cui l’Italia stenta ad uscire. Si sta, per l’ennesima volta, constatando l’irrazionalità del modello economico capitalista, che si basa sull’appagamento degli interessi personali pretendendo che, così facendo, il “mercato” generi un circuito “virtuoso” il cui risultato finale è il benessere di tutti.

Non è mai stato così, e non lo è neppure oggi. Il capitalismo industriale si afferma in Inghilterra quando questa è la più grande potenza militare del momento e domina tutti i mari. Costringendo, con le guerre, intere popolazioni e paesi a sottomettersi. Così si procura materie prime a basso costo e mercati in cui rivenderle una volta trasformate in prodotti nelle fabbriche inglesi. Fabbriche in cui lavorano uomini, donne e bambini, per paghe da fame e orari senza fine. C’è voluta la nascita di un forte movimento operaio, cartista prima, socialista poi, perché le cose cominciassero a cambiare e la ricchezza prodotta in quelle fabbriche fosse un poco goduta anche dagli operai che la producevano. Ma ci vollero lotte, scioperi, morti e feriti, anni e anni di carcere per chi osava contestare l’ordine sociale costituito.

Si dovette aspettare il secondo dopoguerra, dopo il 1945, perché i ceti dominanti capissero che occorreva concedere qualcosa anche alla massa dei lavoratori. E anche in questo caso non lo fecero di loro spontanea volontà: furono necessarie lotte, organizzazioni politiche via via sempre più forti, finché gli industriali furono costretti ad aumentare i salari e lo Stato cominciò a creare delle reti di assistenza per l’istruzione, la sanità, la vecchiaia. Si resero conto che così facendo ottenevano due scopi: aumentare i loro profitti allargando il mercato di consumo, dimostrare agli operai occidentali che qui, in occidente, si stava meglio che lì, in oriente dove nel 1917 operai-soldati e contadini avevano fatto una rivoluzione a cui tutti gli sfruttati guardavano con grande speranza.

Ma fu proprio questo fallimento, ufficializzato nel 1989, che ha fatto cambiare idea alle classi dominanti. Se non c’è più l’antagonista il mondo è nostro, hanno decretato i potenti d’occidente. Mercato unico, globalizzazione, deregolamentazione. Ecco le loro parole d’ordine.

Basta sindacati, basta aumentare le paghe ai lavoratori. Le produzioni si spostino là dove la mano d’opera costa meno. Fabbriche chiuse, macchinari spostati in altre parti del mondo, investimenti finanziari redditizi, sembrava che una nuova età dell’oro fosse nata. Ma poi, tutte queste merci prodotte in Cina, in Vietnam, in Messico, a chi si vendono? Se nell’occidente le fabbriche chiudono, la gente rimane disoccupata. Chi consuma? I nuovi ceti medi orientali, hanno risposto entusiasti gli “esperti”. Se ogni giorno i mercati finanziari scambiano 6, 7 , 8 volte il controvalore delle merci prodotte non è forse vero che l’economia è diventata una gigantesca “roulette” ? Può andar bene, o può andar male. Dal 2008 è andata e sta andando male.  Quante volte ci hanno detto: la ripresa ci sarà dal 2010. No, dal 2011. Accidenti, non è ancora passata, ma dal prossimo mese di…    Quante volte ci hanno detto che il Debito Pubblico è troppo alto, quindi dobbiamo tagliare le spese: per l’istruzione, per la sanità, per la previdenza! E l’hanno fatto!   Risultato: il debito pubblico è AUMENTATO.

Vero Monti ?   Negli ultimi anni, lo sanno tutti, la differenza tra chi è più ricco e chi è povero è aumentata. Oggi un Amministratore Delegato di una grossa multinazionale guadagna centinaia di volte più di un dipendente, operaio o impiegato che sia. C’è una minoranza di persone che sta aumentando a dismisura i propri profitti, e non sono i politici (che certamente guadagnano troppo e immotivatamente) ma sono GLI AZIONISTI e I MANAGER della aziende.

Come disse uno di loro, un ricchissimo borghese americano: “la lotta di classe c’è. E la sta vincendo la mia classe”.

Da tutto questo, e tanto altro ancora, sorge la necessità di fare rinascere la sinistra. In Italia, e nel mondo. Ma concentriamoci sull’Italia, che è il nostro paese.

Alle difficoltà economiche mondiali noi ne dobbiamo aggiungere una tutta nostra: una classe dirigente (di cui il ceto politico ne è solo una parte, anche se molto visibile)  del tutto incapace di sostenere e svolgere un ruolo positivo.

Che senso ha che costoro, per esempio, guadagnino così tanto? Secondo le “scienze economiche” l’accumulazione del guadagno è, da una parte il premio per quello che hanno fatto, e dall’altro lo strumento necessario per creare nuove iniziative economiche che portino occupazione e benessere. Ma è così davvero?  Se andiamo a guardare gli elenchi delle persone che guadagnano di più, non  viene spontaneo chiederci: ma questo cosa ha fatto per meritarseli?

E ancora, li re-investono in Italia? Creando nuove iniziative economiche?

Ma quando mai…  Ormai lo standard per una multinazionale, per esempio, è quello di avere le fabbriche in Asia o in America Latina, la sede legale in un posto dove la tassazione degli utili sia ridotta al minimo, e filiali di vendita ovunque, ovviamente. Massimo profitto per loro, minimo per chiunque abbia a che fare con loro.

E appena gli utili scendono: ci si sposta altrove, si riduce il personale (pardon: si riducono i costi), eccetera.

E allora cosa possiamo fare?

Possiamo solo fare poche cose, ma molto importanti.

La prima è quella di prendere coscienza di come funzionano queste cose. L’economia e le sue relazioni con la politica. Il potere politico e quello economico.

La seconda è quella di organizzarsi per porre fine a tutto questo.

E organizzarsi significa prendere la parola collettivamente, perché i nostri problemi non sono individuali ma sono gli stessi per molte persone. Dunque sindacati e partiti politici.

Si, partiti politici, perché non abbiamo alternativa alla politica. Solo con un’azione politica vincente si possono cambiare le cose.

Certo: non con QUESTI SINDACATI e nemmeno con QUESTI PARTITI.

Per essere chiaro: il PD fa parte del problema. Il PD nasce per CONSERVARE questo mondo così com’è perché per loro questo: “è il migliore dei mondi possibili”. Però cercano di temperarne le spigolosità : devi chiudere la tua azienda che guadagna, per portarla in India dove pensi di guadagnare di più?  No problem! È la mondializzazione. Ma i tuoi dipendenti non li puoi licenziare e basta, mettili almeno in Mobilità. Ah, come siamo buoni!

Il sistema spara colpi di mortaio addosso alla gente, e il PD, bontà sua, cerca di soccorrere i feriti con dei cerotti…

Ecco il punto: abbiamo bisogno di ricostruire un nuovo partito che rappresenti e dia forza agli interessi di lavora, operai, impiegati, tecnici. Di chi lavorerà, studenti. Di chi ha lavorato, pensionati. Di chi non trova un lavoro, disoccupati.

Abbiamo bisogno di combattere il dogma secondo cui questa organizzazione economica e sociale sia il meglio possibile. Dobbiamo combattere questa pessima ideologia.

Dobbiamo costruire un pensiero nuovo, pensare ad un mondo nuovo, ripristinare i valori dell’umanità su quelli dell’economia e del profitto come fine assoluto.

E dobbiamo farlo partendo dal basso, mettendoci insieme, ciascuno con le proprie esperienze,  con le proprie esigenze. Dobbiamo farlo perché è giusto e anche perché, in questo momento, non disponiamo neppure di un vero ceto politico . Dobbiamo ricostruire pure quello.

Ecco perché è importante RICOMINCIARE. E ricominciare dai Comuni, ovvero dall’istituzione più piccola, quella più vicina alle persone nella vita di tutti i giorni.

Sarà una strada lunga ma ricordiamoci (lo ha fatto Lucio Magri prima di lasciarci) del sarto di Ulm. Il  sarto di Ulm aveva un sogno: voleva volare! Costruì un apparecchio, salì molto in alto e si lanciò.  Lui non riuscì a volare e si spiaccicò sul selciato.

Ma oggi gli uomini riescono davvero a volare.

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