Milano e noi …

Si sente in questi ultimi mesi un grande entusiasmo intorno a Milano. Milano, la capitale morale d’Italia, è rinata. Il successo di Expo ne è stata la manifestazione più lampante. Ma c’è un orgoglio di essere milanesi, di vivere in una città che ha ripreso a marciare ed a funzionare che non si sentiva da tempo. Almeno dalla metà degli anni ’70 quando questo orgoglio era motivato dall’essere Milano la capitale industriale, finanziaria, culturale d’Italia, ma anche la capitale delle lotte operaie e sindacali e di quelle studentesche. A Milano, dopo il saccheggio degli anni ’80 della “Milano da bere”, dopo gli anni ’90 con le inchieste di “Mani Pulite” che mostravano una realtà sociale ed economica corrotta e in stato di decomposizione, dopo le inchieste sulle mafie che partendo dall’hinterland hanno invaso la città, a Milano c’era voglia di riscatto, di rialzare la testa.
Milano doveva tornare ad occupare il posto che le compete tra le città europee, unica città italiana che possa asipirare a farlo, doveva tornare ad esercitare il suo ruolo di “capitale morale” e “locomotiva” d’Italia.
Questo era il compito vero che doveva svolgere la giunta Pisapia, e questo è stato fatto.
Tutto sommato bene, direi.

A maggior ragione però non capisco perché questa esperienza si debba interrompere qui, a metà dell’opera, con concreti rischi di regressione. Perché Pisapia non si ricandida ? Non l’ho capito !
Certo, non siamo nel dopoguerra. Non c’è una borghesia milanese “illuminata” che stia investendo su Milano. Per dire, Porta Nuova con i suoi grattacieli è diventata la parte più moderna della città, ma è tutto o quasi finanziato da qualche paese arabo, dai petro-dollari. Expo è ormai finita, l’entusiasmo perché , dopo la fase iniziale, non ci sono state infiltrazioni mafiose o casi palesi di corruzione, è quasi paradossale. Quello che dovrebbe essere la norma è sottolineato come un avvenimento straordinario. Speriamo non rimanga unico !
Tuttavia anche Expo è finito ! E adesso ?
In tutto questo a me pare che una cosa non sia ancora cambiata: il rapporto di Milano col suo hinterland. In particolare con la nostra area, il sud-ovest.
Nonostante tutte le chiacchere sulla Città Metropolitana, mi pare che si continui a ragionare ancora di Milano come di quell’area compresa nei confini dei vecchi “dazi”. Questo se va bene, altrimenti si riduce l’idea di Milano alla vecchia cerchia dei navigli. Per decenni le amministrazioni hanno avuto poco o nessun interesse per le periferie milanesi.
Ora, quali sono i problemi più urgenti che la Città Metropolitana dovrebbe affrontare ? A mio parere sono due: 1) i trasporti pubblici, 2) le case popolari.
Sui trasporti pubblici mi pare che proprio non ci siamo. Per “sdoppiare” la 322 a Cesano Boscone ci sono voluti ANNI ed ANNI di discussioni con il Comune di Milano e ATM. E ancora non è attiva. E’ stata raddoppiato il binario sulla linea ferroviaria Milano-Mortara, che ora è diventata Albairate-Seregno, ma Cesano Boscone è stata classificata come FERMATA e non STAZIONE. Questo significa che di tutti i treni che passano, solo alcuni si fermano.
Da circa 40 anni mi chiedo come mai la linea automobilista 50 debba fermarsi in fondo a via Lorenteggio e non possa spostare il capolinea a Trezzano sul Naviglio, fornendo un collegamento diretto tra questo pezzo di sud ovest e il centro città. Una volta qualcuno mi disse che non era possibile fare “sconfinare” una linea urbana. Subito dopo vidi portare il 15 a Rozzano. Il 15 è un tram, per portarlo a Rozzano hanno dovuto mettere i binari. E ancora adesso stanno prolungando quella linea dentro Rozzano. Sono finalmente partiti i lavori per la M4, la nuova metropolitana. Ma perché deve finire il percorso dentro Milano, e solo il deposito dei mezzi sarà a Buccinasco? Non potevano portare la linea fino a Buccinasco, che ormai è il paese più popoloso della zona e non ha nemmeno un’uscita della tangenziale ? Pare che stiano eseguendo un progetto concepito anni fa, senza tenere in conto i cambiamenti avvenuti e in essere. Senza una vera progettualità sul futuro!
Poi rimaniamo a bocca aperta quando scopriamo che in Svezia se decidono di costruire un quartiere popolare per prima cosa costruiscono la metropolitana e solo dopo le case.
In Svezia.
E ancora, possibile che nessuno si ponga il problema di fare uscire la linea rossa, la M1, da Bisceglie e portarla fuori? Magari verso Cesano e poi Trezzano. Per esempio. Non se ne parla !
E le case popolari? Gli Olmi e il Lavagna sono stati venduti e ormai c’è poco da fare. Ma il Tessera ? Il Tessera più che di una ristrutturazione avrebbe bisogno di essere demolito e ricostruito. Probabilmente costerebbe pure meno. Possiamo pensare di andare avanti così, rimettendo i pannelli esterni che ogni tanto cadono e non facendo NULLA, ASSOLUTAMENTE NULLA per tutto il resto? Qualcosa và fatto per quel quartiere e non può essere la truffa della vendita agli inquilini con relativo passaggio di responsabilità. Occorre mettere mano al portafoglio pubblico e RICOMINCIARE A COSTRUIRE CASE POPOLARI in tutta l’area milanese, in tutta l’area della Città Metropolitana. Questo permetterebbe oltretutto di creare un vero mercato degli affitti, di calmierarlo e di calmierare anche quello della proprietà. Se costruisci nuove case popolari, nelle aree dismesse o nei vecchi quartieri dove si butta giù il vecchio, il prezzo delle case scenderebbe.
A danno degli speculatori immobiliari. Gli stessi che a Milano hanno governato per decenni.
Questo sarebbe un programma, minimo, per delle forze di sinistra.
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