ASILI NIDO : CERCASI CONCESSIONARIO !!!

Se qualcuno, nonostante tutto, non ha ancora le idee chiare sull’efficacia della macchina burocratica messa in opera per smantellare ciò che rimane del Welfare State, ovvero dei servizi pubblici offerti alla cittadinanza, segua la storia degli Asili-Nido di Cesano Boscone.
A Cesano negli ultimi decenni le famiglie con bambini piccoli, molto piccoli diciamo tra gli 0 e i 3 anni, hanno goduto della presenza di due asili-nido comunali. Perfettamente organizzati, accoglienti, caldi, dotati di un personale (tutte donne) preparato e motivato nel proprio lavoro, sono sempre stati considerati un’eccellenza di Cesano Boscone. Addirittura per anni hanno avuto una cucina propria, con cuoca, che sfornava pasti rigorosamente BIO.
Una scelta politica a favore dei bambini e, sopratutto delle mamme. Sappiamo infatti che in Italia, e questo è un mal costume che ancora non si è riusciti a sradicare, il “peso” della cura dei figli e dei lavori domestici non venga ripartito equamente tra i coniugi ma gravi ancora sulle spalle delle donne. Questo non in tutti i casi, ma nella maggior parte si.
Sappiamo pure che qualunque ipotesi di inserimento lavorativo delle donne passi necessariamente dalla possibilità di poter usufruire di servizi sociali adeguati, in caso ci siano figli. Certo, integralisti religiosi di differenti fedi pensano che le donne non debbano lavorare e che il loro compito sociale sia quello di sfornare figli, allevarli e starsene zitte. Ma ancora resiste una differente mentalità, fortunatamente. Gli asili-nido dunque sono servizi sociali di primaria importanza, e di grande delicatezza giacchè devono occuparsi degli ultimi arrivati in questo mondo e nelle loro età più fragile.

Nonostante tutto questo, e forse proprio per una precisa scelta politica fatta dai passati governi, gli asili-nido sono classificati come “servizi a domanda individuale”.
Il che tradotto in italiano significa che un Comune NON è obbligato ad averlo, e se sceglie di averlo se lo deve pagare quasi del tutto da solo. Chiedendo una partecipazione economica alle famiglie ma sostenendo la maggior parte dei costi. Dunque l’asilo-nido, per bambini da 0 a 3 anni, non è un diritto dei bambini o delle famiglie ma, in pratica, una discrezionalità dei Comuni.
E il nostro comune negli ultimi decenni ha sempre deciso di volerli, e di volerli belli .
Ora succede questo, e lo dico in parole povere: c’è da anni nella politica una corrente di pensiero prevalente, quella chiamata neo-liberista, che sostiene la necessità di chiudere quanti più servizi pubblici possibili per lasciare libero campo all’iniziativa privata. Questa mentalità parte dalle leggi che vengono decise in sede europea, passa attraverso i governi e i parlamenti nazionali, elabora le leggi regionali e arriva, quotidianamente, a condizionare la vita di ciascuno di noi.
Nel caso in questione l’attacco, perché di questo si tratta, viene articolato in due modi, anzi in tre:
  1. vincoli di bilancio. Ai comuni vengono lasciati sempre meno soldi a disposizione, costringendoli a scelte dolorose (chiusure di servizi);
  2. blocco delle assunzioni. Saranno ormai quasi trent’anni che la pubblica amministrazione non può assumere liberamente personale . Nemmeno se si tratta di sostituire persone che si licenziano o vanno in pensione. Oggi è possibile assumere 1 persona ogni 4 che escono;
  3. rapporto operatrici-bambini di 1 a 7. Ovvero la ATS (ex ASL) ha stabilito che negli asili-nido del nostro distretto ci deve essere UNA operatrice (uso il femminile perché sono tutte donne quelle che fanno questo lavoro a Cesano) dicevo UNA operatrice ogni SETTE bambini. Pare, se ho ben compreso, che questo vincolo così stringente non esista nel caso di un operatore privato (sto verificandolo con ATS) .
Succede che l’Amministrazione Comunale cesanese abbia dichiarato che questi vincoli stiano portando ad una situazione difficile, tanto difficile che il prossimo mese di settembre, se non si fa qualcosa, si rischia seriamente di poter aprire un solo asilo-nido, ovvero di poter accogliere solo 60 bambini. Le due strutture comunali invece ne potrebbero accogliere 120 con una maggiorazione del 10%, dunque fino a 132.
Questa nefasta situazione si produrrebbe se la struttura rimanesse pubblica, cioè interamente comunale.
Cosa fare allora ?
Dopo molto pensare e ragionare la soluzione individuata sarebbe questa: cercare tramite bando pubblico UN CONCESSIONARIO, ovvero un operatore privato, che si prenda in carico la gestione dei due asili-nido. E il relativo personale comunale, ovviamente, che verrebbe trasferito a questo nuovo gestore. Per meglio dire le 16 operatrici comunali passerebbero alle dipendenze di chi vince il bando. Continuerebbero a svolgere il proprio lavoro, dovrebbero percepire lo stesso salario (forse, poiché il contratto privato prevede un salario di circa 200 euro mensili inferiore, il comune potrebbe (potrebbe) integrare tutta o parte della differenza (si vedrà in sede di trattativa sindacale)).
Inoltre, se allo scadere della concessione (che non sarà inferiore ai TRE anni) il comune dovesse decidere di riprendere queste lavoratrici in organico, lo potrebbe fare perché i loro posti non saranno cancellati dalla pianta organica.
Quali altri vantaggi avrebbe il comune? Diminuirebbe i propri costi di gestione cedendo il personale, ma avrebbe voce in capitolo nello stabilire le rette che pagheranno le famiglie. L’idea è che, riuscendo ad avere 120 bambini le rette possano scendere. I nidi potrebbero fornire un servizio più articolato di quanto accade oggi superando le “rigidità” dell’attuale contratto di lavoro e venendo incontro alle esigenze lavorative dei genitori. Ormai si lavora, chi un lavoro l’ha, giorno e notte, sabato e domenica, a Natale e Pasqua . . . il nido deve cercare di adeguarsi a questa nuova realtà. Inoltre garantirebbe il posto di lavoro a tutte le lavoratrici .
Tutto chiaro dunque, tutto a posto? Non proprio.
Ci sono tanti punti ancora da chiarire. Per esempio, se il bando lo vincesse una grossa cooperativa sociale (si tratta di una delle ipotesi più probabili perché questo MERCATO è abitato da questo genere di operatori. Alla parola cooperativa e sociale vi è già balzato alla mente il duetto Lega delle cooperative – Compagnia delle Opere ?. Non siete i soli… pure a me è venuto in mente) dicevamo, se il bando lo vincesse una grossa cooperativa con tanti interventi e decidesse che la lavoratrice X non le serve a Cesano ma invece ha un posto vacante a Saronno, e la trasferisse lì…?
Risposta, dipende dai vincoli che verranno posti nella compilazione del bando. Lì andranno specificate tante cose, a garanzia del servizio e delle lavoratrici comunali.
Certo: ma è ovvio che più vincoli si mettono, meno appetibile sarà il bando ! E se il primo bando andasse deserto…? non verrebbero forse tolti … (come diceva Romiti…ah si…LACCI e LACCIUOLI) in italiano: garanzie per i lavoratori.
Ancora: chi vince il bando potrà assumere nuovo personale (il comune NO, il privato SI) . Ma se ci sarà un’integrazione salariale per le ex dipendenti comunali questa non riguarderà i nuovi assunti. Di più, se le ex dipendenti dovessero essere chiamate a tornare in comune lo potranno fare, MA NON i nuovi assunti nella cooperativa. Perché in Comune si entra solo per concorso e chi ha superato un concorso potrà uscire e rientrare, gli altri no. Quindi avremmo personale che lavora fianco a fianco, con salari e garanzie differenti. Lavoratori di serie C e di serie D.
Scenario peraltro già visto ai tempi della società patrimoniale del sindaco D’Avanzo… e non aggiungo altro.
Tutto questo è stato discusso e deliberato in Giunta il 10 marzo 2016, discusso in Commissione Sociale il pomeriggio del 15 marzo 2016 e dovrebbe essere discusso (e deliberato) in Consiglio Comunale la sera del 23 marzo 2016.
Si tratta di 16 dipendenti, oltre il 10 % del personale comunale .
Forse si potrebbe pensare di discuterne ancora, con più tempo a disposizione. Come è stato chiesto dall’opposizione ieri pomeriggio in commissione. Dove la discussione non c’è stata. La maggioranza ha presentato il progetto, ha proposto e votato una mozione di indirizzo per “fissare i paletti” che dovrà avere il bando (o almeno il primo, dico io) e ha tirato dritto come un Freccia Rossa verso la stazione d’arrivo.
E’ vero che dall’opposizione sono arrivate solo domande e critiche, ma in così poco tempo a disposizione di proposte non se possono elaborare poi tante…
Si sarà ormai capito, lo dico in chiaro: il progetto non mi convince . Questa fretta non mi convince.
Questa poca discussione non mi convince.
La stessa amministrazione dice che nella legge sulla Buona Scuola di Renzi è prevista l’istituzione di una fascia educativa per l’età da 0 a 6 anni. Si tratta di ripensare i servizi educativi offerti ai bimbi più piccoli. Non è neppure escluso che tutto passi in carico allo Stato, personale incluso. Al momento la cosa è ferma in attesa dei decreti attuativi.
Ma allora perché non tergiversare, perché non aspettare che la politica romana si ravveda su questa idea demenziale di privatizzare tutto.
In ogni caso resistere alle privatizzazioni dovrebbe essere una missione per una amministrazione di sinistra. Ricordate?  RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE !

Walter Zucchelli

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