Parlano le educatrici degli asili-nido di Cesano Boscone

Ecco il testo che le educatrici hanno letto in assemblea la mattina del 25 maggio 2016. Val la pena spendere qualche minuto per leggerlo…
Tutto è cominciato circa un anno fa, quando hanno introdotto la cooperativa disponendo che venisse utilizzata durante l’orario di entrata e di uscita dei bambini e delle bambine come integrazione per il mese di luglio e il successivo anno scolastico – l’attuale -. Noi ci siamo opposte motivando che, entrambi i momenti, erano delicati perché momenti di comunicazione e restituzione tra la famiglia e il nido e viceversa, abbiamo chiesto di essere ascoltate, ma NULLA. Proponemmo che almeno l’accoglienza , forse uno dei momenti più delicati della giornata – il distacco dalla mamma -, fosse effettuata da noi, ma per ottenerlo discutemmo non poco, proponemmo anche di effettuare almeno parzialmente l’uscita e cioè di prestare servizio fino alle 16.30 ma questo non fu concesso. Così da un anno le educatrici finiscono il loro servizio alle 16,00 (togliendoci l’indennità di turno con non indifferente danno economico e portandoci ad un orario di 36 ore come tutti gli altri lavoratori del comune). La prima conseguenza è stata che si sono creati fraintendimenti comunicativi e non pochi disagi relativi alla continuità relazionale, resa monca, specialmente con le famiglie più fragili, più ansiose.

Dopo un lungo silenzio colmo di rumorose domande, l’11 marzo 2016 in una riunione pomeridiana (dopo che alla mattina il sindaco aveva incontrato le OO.SS e la RSU), noi educatrici, chiamate dalla dottoressa Bertolini e dal dottor Perelli, ci siamo sentite spiegare con grafici, torte e percentuali dettagliate le motivazioni che li portavano a formulare 3 ipotesi da sottoporre alla giunta (abbiamo scoperto qualche giorno dopo, assieme alle OO.SS. e la RSU, che la giunta, invece, aveva già deciso e deliberato il giorno prima…).
Ipotesi A) un nido pubblico, a gestione diretta ed uno in appalto o concessione
Ipotesi B) entrambi i nidi in appalto o concessione ai privati
Ipotesi C) esternalizzazione totale o cessione del ramo di azienda
In estrema sintesi le motivazioni addotte, a loro avviso, sono legate alle norme contrattuali (6 ore a contatto diretto con l’utenza, orario pensato dal legislatore per tutelare l’integrità psico-fisica di chi educa), dalla legge regionale che prevede un rapporto educatrice-bambino/na di uno a sette nell’orario che viene considerato educativo. Da un anno, per la copertura di quello che viene definito “accredito” le educatrici interrompono le 6 ore di servizio frontale immettendo, consecutivamente le ore di gestione sociale (1ora e 30, 2 ore). In questo modo restano in servizio per 7ore e 30 o 8 ore asseconda della necessità e se qualcuno è malato o in ferie gli accrediti aumentano. A tal proposito, va precisato , che contrariamente a ciò che viene raccontato nella relazione e cioè che l’interruzione avviene al momento del sonno (che ad avviso della responsabile del servizio, è un momento di “calma”… dove, forse, pensa non ci sia nulla da fare), in realtà avviene in momenti particolari alle 10,30 , 11.00 altrimenti non quadra il mantenimento del rapporto 1 a 7 nelle varie fasce orarie e chi fa i turni lo sa bene. Ci permettiamo, sommessamente, di rendere noto che, fatta eccezione per maternità e per le malattie lunghe (oltre il mese) nei nidi di Cesano Boscone, le sostituzioni NON SONO MAI AVVENUTE e sono sempre state coperte volontariamente dalle educatrici attraverso le ore di gestione sociale e mai sostituite e ciò anche in tempi non sospetti, quando l’utenza fruiva del servizio tutto il giorno perché non erano state introdotte le fasce orarie part-time, tempo pieno, tempo prolungato, introdotte circa 10 anni fa. Gli iscritti erano 60 e spesso alle 17,30 un educatrice restava con un gruppo di 15 bambini/ne da sola: Tutto questo avveniva senza annunci allarmistici su facebook.
In oltre tra i comuni limitrofi fummo le ultime ad ottenere, con grande fatica, il rispetto del calendario scolastico, ottenuto faticosamente e mai pienamente.
Tornando alla relazione tecnica, ad un certo punto si fa riferimento alla decrescita dei bambini/ne da 0 a 3 anni e ai pochi giovani in età procreativa e, quindi, alla volontà del comune di mettere a disposizione tutti i 120 posti di capienza dei due nidi…. Ci domandiamo quale magia potrà fare la cooperativa, farà esplodere improvvisamente la natalità, avremo tante giovani coppie che porteranno nuovi cittadini nella vita del paese??? Mah…Una domanda sorge spontanea, ma se i bambini/ne diminuiscono perché tenere due nidi di cooperativa aperti. A noi sembrerebbe più logico tenerne aperto uno pubblico, pieno e funzionante. Se l’intento è quello di allargare la fruizione dei servizi ai lavoratori dei supermercati e megastore vicini perché i piccoli e le piccole possano seguire gli orari di mercato delle madri e dei padri, allora bisognerebbe rendere chiaro che tipo di servizio si vuole, un luogo di baby-sitteraggio, magari sul modello ONMI, oppure un luogo educativo che rispetti i ritmi di crescita dei bambini e delle bambine riconoscendone il diritto di cittadinanza. Un luogo dove, la democrazia educativa, rispetti tutti i componenti che concorrono per il benessere dei piccoli e delle piccole cittadine.
A tal proposito vogliamo rendere noto, rispettosamente, che, quest’anno, in modo unilaterale e a nostra insaputa è stata eliminata la rappresentanza delle educatrici dal regolamento del comitato dei genitori: con il senno di poi abbiamo il dubbio che non volessero contradditorio.
Dulcis in fundo, sempre nella relazione, si adducono ragionamenti sull’aumento dell’età delle educatrici le quali potrebbero ammalarsi più facilmente e, quindi, gravare sulla gestione del servizio, si sottolinea poi, l’aggravante di permessi per la cura dei famigliari disabili (legge 104), a sostegno del ragionamento si fa riferimento al blocco del turn-over che assilla i comuni da tempo… paragonando, ovviamente, i diritti a “privilegi”, tra l’altro comuni a tutti i colleghi e le colleghe
Scusate, ma quest’ultima motivazione è quella che più amaramente ci fa sorridere. Dopo questi molti anni in cui abbiamo dato, e diamo ancora, il meglio delle nostre energie e del nostro entusiasmo, come “premio fedeltà” ci cedono ad una cooperativa, liquidandoci il TFS alla fine di luglio IN PRATICA CI LICENZIANO! Ci mandano In quella che supponiamo si chiamerà “ cooperativa Cocoon” potremo finalmente ringiovanire e i nostri famigliari disabili guariranno improvvisamente…Davvero fantastico!…
Noi non sappiamo cosa pensano tutti i nostri colleghi ma per noi è davvero umiliante, una vera doccia ghiacciata. E per chi ha pensato, o magari pensa ancora che siamo privilegiate vogliamo ripetere che i pubblici dipendenti tutti, fanno riferimento allo stesso contratto, il quale però, regolamenta anche settori che, come il nostro, hanno peculiarità diverse.
Loro, il Sindaco e la Giunta, dicono che ci garantiranno uguali condizioni, lo stesso orario, lo stesso stipendio, promettendo una quota di emolumento aggiuntivo data dal comune ad integrazione dello stipendio di cooperativa, perché ci vogliono assolutamente li a dare la nostra competenza, vietato persino pensare di essere trasformate in figure amministrative, per noi non c’è posto neppure se disponibili a riqualificarci. Teniamo conto che a fronte di poco più di 120 dipendenti c’è una pianta organica che prevede 160 posti e che il sindaco ha affermato che togliendo noi, potrà assumere almeno 10 nuovi giovani…
Stessi diritti??? A questo punto ci chiediamo perché senza confronto, né con noi, né con le OO.SS e la RSU, né con la cittadinanza, e con tanta fretta ci concedono alla gestione altrui?…Se è tutto così lineare , cosi splendido, perché non lasciarci dipendenti pubbliche??? E perché non fare lo stresso confronto preventivo riservato al progetto di rifacimento del centro cittadino????
Restando pubblici dipendenti ci sentiremmo più garantite, visto che il potere dice sempre che i suoi diritti sono acquisiti e non si toccano, perché dovremmo, come peraltro alcuni sottintendono, vergognarci di chiedere di lasciarci il posto così come faticosamente lo abbiamo guadagnato con un concorso pubblico??? E’ vero non abbiamo più vent’anni , ma, garantito, funzioniamo ancora egregiamente, e quando non ce la faremo più, o se le iscrizioni non raggiungessero la “scommessa” (come l’ha chiamata il sindaco) delle 120 iscrizioni e rimanessero le storiche 85/90, il privato cosa farà?! Visto che ha anche le sue dipendenti, ci scarterà come stracci rotti??? Il Sindaco in un articolo è arrivato a dire che è solidale con le educatrici…come dire oltre al male anche la beffa!
Ma al di là dei nostri diritti. Il diritto dell’utenza grande e piccola ad avere riferimenti sicuri, potrà essere garantita?
Noi sappiamo bene come vanno le cose, chi lavora in cooperativa ha sempre meno diritti, bassi salari e giustamente, cerca situazioni lavorative più sicure e dignitose. Spesso il turn-over del personale educativo non garantisce né la continuità, né la stabilità. Chi , come noi, lavora in luoghi in cui la relazione e la continuità sono premessa ed essenza di qualsiasi percorso sia esso educativo o di sostegno alla genitorialità, sa che la stabilità non è un privilegio ma è garanzia di crescita e di sviluppo. Abbiamo iniziato a lavorare insieme tanti anni fa, siamo cresciute insieme facendo anni di precariato e approdando, attraverso un concorso pubblico, al ruolo guadagnato faticosamente… Ripetiamo che la continuità è garanzia soprattutto per l’utenza tutta . Creare sinergia e armonia, lavorare in equipe non è sempre un percorso facile. E’ un sentiero in salita in cui bisogna continuamente mettersi in gioco, pensare ed elaborare condividere per giungere allo stesso obiettivo. Dedichiamo e abbiamo dedicato amore, energia, passione e dedizione al nostro lavoro, abbiamo riso e pianto insieme e pensiamo di non meritarci questo trattamento.
Alcune di noi hanno sostenuto e purtroppo votato questo Sindaco, si diceva: è giovane, sarà curioso, magari vorrà capire, magari ci aiuterà a costruire nuovi percorsi. Beh! Non ha mai risposto ad una sola chiamata, non aveva tempo, doveva studiare la macchina amministrativa, naturalmente tutto ciò fatto rigorosamente solo attraverso l’ascolto di tecnici e dirigenti ma mai con noi. Con noi no, perché sembra che chi lavora quotidianamente nei servizi non sappia minimamente ciò che fa, è pura manovalanza.
La nostra professione è bellissima, dinamica, sempre nuova, sempre da scoprire, da imparare: Non esiste un bambino, o bambina uguale all’altra, non esiste un bambino o bambina che sia scritta in un libro e non esiste neppure una famiglia uguale all’altra…La nostra professione è fatta di competenza teorica e da una più ampia competenza pratica, è coinvolgente ma è anche faticosa a livello mentale e fisico vista la responsabilità dell’educare e dell’avere cura. La nostra professione è fatta di sospensione del tempo per dare tempo alla relazione, è fatta di attenzione, osservazione e comprensione di un linguaggio parlato e di un linguaggio non verbale fatto di gesti e sguardi. Chi porta il proprio bambino o bambina al nido deve fidarsi prima di affidarsi e questo richiede tempo, ascolto disponibilità e sospensione del giudizio. Bisogna essere pronte ad accogliere pianti di bimbi o bimbe e spesso anche dei loro genitori, a volte bisogna essere pronte ad accogliere atteggiamenti in cui la diffidenza è tale da rivelare comportamenti ostili che, l’esperienza ci insegna, vanno accolti, curati e coccolati per trasformarli in un abbraccio che dica a quella madre o a quel padre, noi ci siamo, e il percorso si farà insieme a te. Si rassicurino il Sindaco e la giunta il nostro obiettivo è far in modo che chi approda al nido, possa sentirsi a casa, indipendentemente dalla provenienza, dalla religione, dal colore della pelle ecc. E si signor sindaco vogliamo informarla che presso i due nidi i bambini e le bambine diversamente abili a vario titolo sono sempre stati accolti, e senza insegnanti si sostegno. Per quanto riguarda l’introduzione dell’insegnamento della lingua inglese, proposta meritoria sempre fatta da Lui in un assemblea pubblica, vorremmo informarla che presso i nidi, pur non parlando correttamente lingue straniere, oltre lo spagnolo perché una nostra collega è spagnola, in questi anni abbiamo comunicato ugualmente con le famiglie straniere. Come??? Costruendo relazioni fra le famiglie della stessa nazionalità, utilizzando come traduttrici le madri o i padri che meglio comprendevano la nostra lingua, scrivendo la pronuncia di parole chiave per entrare in relazione con i loro figli e figlie. Forse Lei non sa che si sono create amicizie e spezzate le solitudini. Certo parlare bene la lingua inglese è utile e allora perché non proporci un corso, noi siamo sempre felici di imparare.
Questo nuovo mondo basato su quella che viene definita “economia di mercato” e dove competitività e guadagno, per pochi, sono parole d’ordine, piano, piano, lavaggio del cervello dopo lavaggio del cervello ci sta convincendo tutti. Ci ha abituato a mentalizzare che ogni uno deve pensare a salvaguardare il proprio metro quadrato, così siamo tutti divisi, soli e quella che vendono come flessibilità altro non è che uno strumento che i “poteri” usano per impoverire e isolare chi lavora. Solo isolando e eliminando diritti si rendono più deboli gli individui e , quindi, più propensi a sottostare alle leggi del mercato che siano giuste o sbagliate, che proteggano o espongano a rischi gli altri cittadini perché è chiaro che chi non ha diritti è con le spalle al muro e deve scegliere tra il fare l’eroe che denuncia o salvare la pagnotta. E se qualcuno cade… Beh! Meglio non occuparsene, avanti tutta magari io mi salvo! Magari sarebbe utile rimettere in discussione tutto ciò e utilizzare tutte le energie per rendere il lavoro umanizzato invece che merce di scambio.
Su questa giostra da” paese delle meraviglie”, sono saliti molti giovani sposandone la causa, e sembrano non rendersi conto che ogni diritto tolto è un diritto negato a tutti e non un diritto in più per loro. Così ci stanno mettendo gli uni contro gli altri in una guerra fra poveri; ogni uno a cercare il proprio capro espiatorio e si sentono commenti terribili come: Quelli sono privilegiati, cosa volete voi pubblici dipendenti garantiti, non vedete che il mondo è precario? Finalmente precari anche voi e via di questo passo, così ogni uno ha il suo mostro da abbattere, e intanto i veri mostri se la ridono con i nostri applausi. Per nostra deformazione professionale pensiamo ad una società inclusiva, dove parole come sostegno, vicinanza, solidarietà, pari opportunità ecc. siano parole piene di significato.
Vogliamo ringraziare tutti i colleghi e le colleghe presenti per aver partecipato e, ai non presenti diciamo che ci dispiace perché, evidentemente pensano che sia solo un nostro problema, non capiscono che se passa il concetto che si possono esternalizzare i servizi, arbitrariamente e dall’alto non è detto che non tocchi ad altri.
Le educatrici degli Asili Nido pubblici del Comune di Cesano Boscone
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