Commissione sociale sul bando di gara Asili-Nido.

Alla fine della riunione, le spiegazioni dei dirigenti comunali: Bertolini e Perelli, sono state così convinte (convinte, non convincenti) che abbiamo augurato loro di subire, quanto prima possibile, lo stesso trattamento che stanno confezionando alle educatrici degli asili nido. Auspicio estendibile, ed esteso, all’intera amministrazione comunale a cominciare dal sindaco-cheridesempre (il sindaco-ridens) ed alla maggioranza consigliare.
La commissione sociale è stata convocata su richiesta del consigliere Stefano Cella (CesanoCambia) per discutere in particolare sul trattamento economico e normativo delle educatrici una volta passate alle dipendenze del soggetto che vincerà il bando di gara per la concessione della gestione degli asili nido.
Argomento di una certa difficoltà, poiché interseca problematiche legate alle norme sulla Pubblica Amministrazione, col diritto del lavoro e i contratti di lavoro. Di fatto è un passaggio da pubblico a privato con risoluzione del rapporto contrattuale, tanto è vero che alle lavoratrici viene liquidato il TFS Trattamento di Fine Servizio ed è prevista la loro assunzione da chi vincerà la gara.
La chiarezza ricercata, e promessa, non c’è stata. Ciascuno è uscito dalla Sala delle Carrozze con le stesse certezze con cui era entrato. Ancora una volta l’Amministrazione Negri ha saputo solo ribadire la propria volontà di proseguire sino in fondo su questa strada, facendolo dire “tecnicamente” dai due funzionari comunali.
In sostanza, ha detto Perelli, l’obbiettivo di garantire la continuità occupazionale, sia ora che nei successivi rinnovi dell’appalto, garantire la corretta applicazione dei contratti di lavoro nonché la continuità delle figure educative (questo a vantaggio sia dei bambini che delle lavoratrici) è tutta contenuta nell’articolo 5 del capitolato d’appalto, in particolare in questo passaggio che è stato letto integralmente:
Il Concessionario effettuerà la gestione del servizio a proprio nome, rischio e responsabilità, a mezzo di organizzazione propria ed avvalendosi del personale educativo trasferito dal Comune ai sensi del combinato disposto dell’art. 31 del D. Lgs. 165/2001 e dell’art. 2112 del C.C., congiuntamente al proprio personale, al fine di saturare completamente di iscritti le due strutture in cui si svolgerà il servizio e nel rispetto della proposta che risulterà aggiudicataria.”
A questo si aggiunge la clausola sociale (art. XI capitolato speciale) che non era obbligatoria, ha detto Perelli, ma è stata introdotta lo stesso, come pure l’impegno di coprire la differenza dello stipendio recepito nel capitolato d’appalto.
Numerose le domande dei consiglieri di opposizione presenti (quelli di maggioranza, evidentemente, non avevano alcun dubbio da sciogliere…) Cella, Raimondo, Guastafierro, Insinsola.
Le risposte: chi parteciperà alla gara adotterà un contratto di lavoro sottoscritto dalle principali organizzazioni sindacali.
L’integrazione delle retribuzioni (dato che già si sa che chi vincerà applicherà un contratto di lavoro che prevede una minore retribuzione l’amministrazione di impegna ad integrare la differenza. Cosa prevista dall’art. 2112 del codice civile) non è possibile prevedere esattamente a quanto ammonterà. E’ stata fatta una media di 4 o 5 contratti. Si prevede che questa differenza economica possa rientrare in una decina d’anni. Ovvero, se abbiamo capito, se oggi una lavoratrice viene pagata 100 dal comune e chi domani vincesse la gara pagasse 80 sarà cura del Comune mettere la differenza di 20 a integrazione del salario. Si pensa che in 10 anni questa differenza venga colmata, cioè i contratti di lavoro prevederanno lo stesso stipendio pagato oggi dai comuni. Così il comune smetterà di integrare (per farlo deve stanziare la somma a bilancio).
Dunque i futuri, eventuali, aumenti salariali (contrattuali e individuali) non entreranno nelle tasche delle lavoratrici come denaro “fresco” ma serviranno a “coprire”, diminuendolo, il contributo comunale. Difficile dire che non ci sarà un danno economico, per lo meno sotto forma di mancata percezione di futuri possibili aumenti. Ma la cosa ancora oscura riguarda gli aspetti pensionistici. Per esempio, i contributi della pensione saranno calcolati sulla base di 80 (lo stipendio del nuovo contratto) o di 100 (lo stipendio attuale)? E a proposito di pensione, lavoratrici e i loro sindacati ancora non hanno capito se la permanenza nella cassa INPDAP o INPS sia a titolo oneroso o gratuito. Perché queste lavoratrici, sostengono, saranno licenziate dal Comune e riassunte da una nuova società. Tanto e vero che verrà loro liquidato il TFS, Trattamento Fine Servizio, l’equivalente pubblico del TFR.
Ancora: è sicuro che il Comune possa davvero integrare gli stipendi delle sue ex dipendenti? In base a quale norma ? Il consigliere Raimondo ha chiesto che la Segretaria Generale metta per iscritto questo passaggio, spiegando dal punto di vista legale come funzioni.
Insomma, credo sia inutile andare avanti ulteriormente. Il succo del discorso è chiaro: l’amministrazione non deflette dalle sue decisioni e continua imperterrita per la sua strada. Le dipendenti coinvolte, anche oggi presenti e visibili, e i loro sindacati (tutte e tre le principali sigle: CGIL-CISL-UIL) continuano a chiedere la sospensione dell’appalto e l’apertura di un vero tavolo di trattativa. L’amministrazione parla di concertazione a tre, comune-società appaltante-OO.SS. , ma non c’è mai stata nessuna concertazione perché l’amministrazione dopo aver annunciato le proprie intenzioni ha sempre tirato dritto, senza discutere.
Confidano che quello che hanno scritto nei documenti: sanzioni, controlli, multe, fino alla rescissione del contratto d’appalto, possa tutelare le lavoratrici ed il servizio.
Lo scorso venerdi 17 intanto, a seguito dello sciopero del 25 maggio, si è svolta una riunione tra i segretari provinciali di CGIL-CISL-UIL e il sindaco di Cesano Boscone assistito dalla sua vice.
Le OO.SS. hanno fatto presente che, così come sono scritti, il bando e i suoi allegati non garantiscono quanto sin qui detto dall’A.C. rispetto la tutela del personale dipendente e hanno chiesto il ritiro del bando per riaprire il confronto con le parti sociali.
L’A.C. ha affermato che nel bando c’è l’impegno scritto che il concessionario dovrà assumere le educatrici, che dovrà assicurare la qualità del servizio e in ciò è implicita la “certezza” che le stesse “non dovranno essere spostate” dalle sedi dove oggi lavorano, che non perderanno un soldo e che, quindi,  “per loro non cambiava nulla”.
Le OO.SS. chiedono , a questo punto, il mantenimento per le lavoratrici della condizione di dipendente comunale, come succede ovunque e in particolare nei comuni vicini (da notare che il licenziamento impedirà anche un’eventuale mobilità presso un altro comune). Oppure, in sub ordine, l’inserimento all’interno del bando del Contratto Collettivo di Lavoro degli Enti Locali.
Visti i precedenti, c’è poco da sperare. Questa amministrazione non discute, comunica le decisioni prese e cerca di ottenere un minimo consenso. Parla tanto, ma dice poco. Non ascolta nessuno o quasi. Meno che mai chi critica le sue scelte.
Avanti così, fino al disastro finale.

Walter Zucchelli 22 giugno 2016

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