Ha da passà a nuttata

Ho seguito i lavori del consiglio comunale di Cesano Boscone, ininterrottamente, dal mese di giugno 2004 a quello di novembre 2016. Dapprima perché ero stato eletto come unico rappresentante di Rifondazione Comunista, poi dal 2007, per poterne scrivere sull’Incontro, periodico cesanese che mi ha accolto nella sua redazione dopo la mia rottura con il PRC locale e conseguenti dimissioni dall’incarico consigliare.
Posso dunque vantare una discreta esperienza e conoscenza di questo organismo. E’ con queste premesse che sono giunto alla conclusione che il consiglio comunale sia un ente del tutto inutile !
Potrebbe essere abolito domani mattina e nessuno, dico nessuno, tra i cittadini se ne accorgerebbe.
Compresi coloro che di questo organismo ne fanno parte.
Ciò è dovuto, a mio parere, essenzialmente alla legge elettorale che norma l’elezione dei consiglieri e del sindaco. Il meccanismo è abbastanza semplice: si vota per il sindaco, chi viene scelto dai cittadini automaticamente “regala” alle liste che lo hanno scelto la maggioranza in consiglio comunale. Nel nostro caso l’elezione, al ballottaggio, di Negri, ha garantito 10 posti in consiglio comunale alla lista del PD e alla lista civica, l’avversario e tutte le rimanenti liste si sono spartiti gli altri 6 posti .
Quindi il sindaco nomina gli assessori, scegliendoseli a sua discrezione.
Questo meccanismo dà al sindaco eletto un grande potere. Un potere che col meccanismo precedente i sindaci non avevano. In pratica l’opposizione è fuori gioco per tutta la durata della legislatura, i numeri non gli permettono altro che andare in consiglio per chiedere spiegazioni, fare denunce, reclamare scelte diverse, ma non ha nessun potere di condizionamento sull’attività del sindaco. Sono i numeri che non glielo consentono. Una, eventuale, crisi politica, una difficoltà nella propria azione amministrativa può quindi nascere solo dall’interno della propria maggioranza. Solo quando dei consiglieri di maggioranza, per le più svariate ragioni, entrano in conflitto con i disegni del sindaco le maggioranza possono entrare in fibrillazione. Tenendo conto però che una eventuale dimissione del sindaco provocherebbe, automaticamente, lo scioglimento del consiglio comunale.
Succede quindi che qualunque decisione venga presa fuori dal consiglio comunale. La maggioranza si riunisce, discute, litiga alle volte, poi trova un accordo e solo a questo punto la questione viene portata in consiglio comunale per essere votata.
Tutto questo ha privato il consiglio comunale di molti dei suoi poteri. La discussione “vera” non avviene mai in quest’aula ma si è già svolta prima. La decisione è già presa! Il consiglio comunale, dicano quel che vogliono le opposizioni o i cittadini interessati, non fa altro che suggellare quanto già deciso al riparo da qualsiasi sguardo. In sostanza mette solo un timbro che rende legale la scelta.
Naturalmente questa organizzazione del lavoro politico nel consiglio porta ad ulteriori conseguenze: dovrebbe essere il consiglio comunale la principale assemblea cittadina, è stata eletta dunque dovrebbe essere la più rappresentativa. Ma in realtà la mancanza di un potere reale di decisione, unito al fatto che, se si vuol svolgere bene questa attività occorrerebbe leggere montagne di carte dedicarci molto tempo, il tutto sostanzialmente “a gratis”, porta al risultato che i migliori tra i cittadini, quelli più preparati politicamente e tecnicamente, si guardano bene (di solito, non sempre) dal candidarsi, con l’ovvio risultato di un’assemblea dove si sentono dibattiti stentati, discussioni malamente abbozzate, ragionamenti che imbarazzerebbero gli avventori di un qualsiasi bar per la mancanza di argomentazioni valide.
Insomma, se tutto il potere è in mano al sindaco, a che ci serve un insulso consiglio comunale ?

Non credo proprio che Cesano in questo sia un eccezione. E’ il meccanismo perverso della legge che ha creato questo stato delle cose, unito alla crisi dei partiti che, non esistendo più, non possono esercitare la funzione di selezione del personale politico che gli era propria.
Poi, sindaci e consiglieri eletti, supportati dagli assessori nominati ci mettono del loro.
Se non fosse per le operatrici degli asili nido, che anche ieri sera hanno presidiato il consiglio comunale, questa volte indossando la maschera di Anonimus, e la cui vicenda è tutt’altro che conclusa (non è stato possibile “conciliare” il loro contratto di lavoro pubblico con quello offerto dalle cooperative e dunque si sono rivolte alla Magistratura, alla faccia di chi garantiva che non ci avrebbero rimesso nulla sotto il profilo economico e contrattuale perché il Comune garantiva),
se non fosse stato per la loro costante presenza da un anno a questa parte i consigli comunali sarebbero privi di pubblico. Inutili assemblee che non interessano a nessuno.
Quando si dice che il Comune è quel pezzo di Stato più vicino ai cittadini, ci si dovrebbe ricordare di cosa sia diventata oggi la discussione politica in una paese come il nostro (parlo di Cesano).
Conta di più un messaggio in Facebook che 10 noiosissimi consigli comunali..
Questa è la democrazia rappresentativa. O meglio, ciò che ne rimane.
Ma la “sinistra” amministrazione Negri ha trovato il giusto rimedio: la democrazia partecipativa. Ne aveva già fatto esperimento qualche mese fa quando decise di sottoporre a giudizio alcune diverse ipotesi di sistemazione dell’area prospiciente la Sacra Famiglia. Alcuni progetti che prevedevano alcune cose, area cani, parcheggio, giochi bimbi eccetera e lasciava ai cittadini la scelta di come dislocarli. Le panchine le vuoi qui o li? Ma che ci debbano esserci le panchine e quali l’ho già deciso io. Adesso hanno replicato, ma con un percorso più lungo, affidato ad una azienda (dunque che ci è pure costato dei soldi) e alla fine hanno selezionato 5 progetti. Progetti che costano meno di 200.000 euro e che, in sostanza, sono del tutto irrilevanti. Che la fontana di piazza Giovanni XXIII debba essere sistemata o rimossa, non avendo mai funzionato, è ovvio. Anzi è strano che non sia già stato fatto. Che nei parchi ci siano giochi per bambini, compresi i bambini che hanno handicapp, a Cesano dove la Sacra Famiglia c’è da 110 anni non dovrebbe essere nemmeno messo in discussione. Insomma sono tutte cose di competenza dell’amministrazione, che dovrebbe farle tutte (a parte spendere ancora 70.000 euro per la casa dei giovani, che ha funzionato pochissimo tempo) altro che metterli in competizione tra loro.
Ma vorrei rilevare che ci sono scelte, decisamente più impegnative, che non vengono nemmeno messe in discussione e che hanno un importante impatto economico.
Per esempio, chi ha deciso che tutto l’impianto di illuminazione pubblica di Cesano Boscone, e dico TUTTO, debba essere completamente sostituito! Al costo previsto di 2 milioni di euro (se non sbaglio). Motivo per cui, ieri sera il consiglio comunale ha votato un bilancio di previsione che permetterà al Comune di accendere nuovi mutui. Accendere nuovi mutui significa caricare di debiti coloro che oggi sono cittadini ed anche quelli che lo saranno domani. Per rifare l’illuminazione pubblica ? Ma quando ne abbiamo discusso noi cittadini? Quando ne abbiamo votato nei bilanci partecipativi? MAI ! Oppure, UN milione di euro previsto per la piazza antistante la Sacra, chi l’ha deciso ? Hanno fatto un sondaggio su dove mettere le panchine, ma che lì andasse fatto un parcheggio auto, con raccordi fognari e compagnia bella, se lo sono decisi da soli.
Per non parlare della pessima decisione di dare in concessione gli asili-nido con tutte le persone che lì lavoravano. Anche quelli che dopo pochi mesi sarebbero andate in pensione, giusto per rompere le balle proprio a tutti. Anzi, a questo proposito abbiamo sentito roboanti dichiarazioni del genere “siamo stati eletti per decidere e questo facciamo”.
Come pure, e la finisco qui, chi ha mai chiesto al sindaco di Cesano Boscone di darsi da fare per cercare degli imprenditori interessati a costruire una piscina a Cesano, ma “a costo zero per le casse comunali”? Quando i cesanesi hanno discusso e votato sulla piscina? Nel programma elettorale c’era scritto che entro due anni l’Amministrazione avrebbe dovuto decidere cosa fare del rudere di quella che avrebbe dovuto essere una piscina. Adesso pare che si stia aspettando un Babbo Natale fuori stagione che, in virtù delle proprie capacità imprenditoriali, saprà ricavare utili laddove gli altri hanno fallito. Il 25 dicembre è passato ma i “babbi” sono ancora in giro.
Walter Zucchelli 17 feb 2017
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