Dire Fare Legale

DIRE FARE LEGALE nasce su impulso degli Oratori di Cesano Boscone per offrire ai giovani (14-19) del nostro territorio UN PENSIERO CONSAPEVOLE SULLA LEGALITA’. “.

In un caldissimo venerdi pomeriggio, il 5 luglio 2019 presso l’Oratorio di San Giustino di Cesano Boscone, Dire Fare Legale ha organizzato un incontro con:
Cosima Buccoliero – direttrice carcere di Bollate e IPM Beccaria
Gherardo Colombo – ex magistrato e fondatore del’associazione “Sulle Regole”
Fabio Guerrini – direttore SERT distretto di Corsico
alcuni detenuti del carcere di Bollate.
L’incontro è stato introdotto da Omar K. Raja – studente di giurisprudenza e moderato da Carmela Maturo, project manager di “Dire Fare Legale”-
Il primo tema affrontato è stato quello relativo alla supposta “irrecuperabilità” di chi compie delitti, magari delitti particolarmente efferati.
L’ex giudice Gherardo Colombo, il magistrato che scoprì gli elenchi degli affiliati alla loggia massonica segreta P2 e poi fece parte del pool di Mani Pulite, solo per ricordare due casi tra i tanti di cui si è occupato nella sua carriera, ha vigorosamente negato che esistano soggetti davvero irrecuperabili. Se così fosse, ha spiegato, allora la Costitituzione avrebbe torto. Invece la nostra Carta Costituzionale all’articolo 3 dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale  e sono eguali davanti alla legge , senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Tutti i cittadini, dunque anche quelli che delinquono, ed anche quelli che si sono resi colpevoli di reati particolarmente efferati quali la pedofilia o la corruzione, per esempio.
Lo scopo della pena, ha poi proseguito Colombo è quello di reinserire nella società civile il detenuto. Per fare questo però è necessario che il carcere non sia un posto chiuso alla società, dove il detenuto passa in branda 22 ore al giorno per anni. Perché costui una volta scarcerato rientrerà in una società cambiata negli anni che non conosce. Invece la pena detentiva deve aprire un percorso che porti al reinserimento di chi ha sbagliato.
A volte si confondono le regole con le sanzioni. La regola è quella cosa che ti dice cosa fare per raggiungere un risultato. Quindi il rispetto delle regole è la prima cosa. Poi c’è la responsabilità che è l’altra faccia della libertà. Ho l’impressione, ha proseguito Colombo, che molti non vogliano essere liberi, che non vogliano responsabilità, meglio forse avere uno che decida per tutti.
Abbiamo quasi bisogno di sapere che c’è qualcuno che sta peggio di noi, per esempio i detenuti.
Dobbiamo pensare invece che ciascuno possa essere recuperato e lavorare per questo fine.
Pensiamo ad un paese libero composto da persone libere capaci di pensare con la propria testa. Rispetto, disciplina, responsabilità sono valori importanti. Meglio ancora se si riesce a darseli da soli.
Fabio Guerrini – direttore SERT distretto di Corsico ha focalizzato l’attenzione sulla realtà del nostro comprensorio, il sud-ovest di Milano, composto da una popolazione di circa 120.000 persone. Il SERT si compone di 6 operatori, (2 medici, 2 psicologi, 1 infermiera, 1 assistente sociale). Si calcola che in Italia almeno l’uno per cento della popolazione abbia problemi con alcool-sostante-giochi. Dunque possiamo stimare circa 1.200 persone nella nostra zona alle prese con problemi di questo tipo. Al Sert ne vediamo circa 200 . Dati statistici dicono che nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni il 30-40 % ha usato almeno una sostanza. Il 26% della fascia, a livello nazionale, l’ha usata almeno 1 o 2 volte nell’anno precedente.
Al Sert di Corsico sono in carico 450 persone tra cui una quarantina di minorenni. Più di un terzo hanno anche problemi penali.
Un ultimo dato: almeno un quarto dei detenuti italiani sono tossici.
La Signora Cosima Buccoliero – direttrice carcere di Bollate e IPM Beccaria ha sottolineato alcune caratteristiche del carcere. In carcere ci sono regole che non consentono di arrivare al recupero del detenuto. E’ importante che non venga perso il contatto con l’esterno altrimenti quando il detenuto uscirà si troverà decontestualizzato. Percorsi rieducativi ce ne sono: e la base di tutto sono queste indicazioni: per prima cosa il rispetto per gli altri, poi quello per le regole, infine fondamentale è ricordare che la vita continua per tutti, dentro e fuori il carcere.
Tre detenuti di Bollate hanno portato la loro testimonianza personale ribadendo come il carcere possa essere, se utilizzato bene, un periodo importante perché i detenuti stessi possano dare una svolta positiva della loro vita. A Bollate c’è che si è diplomato, che sta studiando all’università, che ha colto delle occasioni di lavoro dentro e fuori il carcere. A Bollate c’è un ristorante, aperto al pubblico su prenotazione, ristorante in cui lavorano i detenuti
Bollate, carcere modello, rappresenta ancora un’eccezione nel panorama penitenziale italiano.
Walter Zucchelli
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